Anche l’ipotesi che Ludwig volesse fuggire e fosse morto durante la fuga, manca di fondamento. Egli aveva preferito farsi catturare, piuttosto che fuggire da Neuschwanstein verso la vicina Austria, come gli era stato consigliato con insistenza.
L’idea che si volesse aiutarlo a fuggire con un rapimento, vista la sua indecisione, è anch’essa insostenibile. L’imperatrice Elisabetta d’Austria, che allora si trovava a Feldafing, sull’altra riva dello Starnberger See, fu messa in relazione con simili progetti.
“Queste voci” constata la biografa di Elisabetta, Brigitte Hamann, “non trovano alcuna conferma nelle fonti, e sono anche poco credibili. Infatti Elisabetta non aveva l’energia che sarebbe stata necessaria per un rapimento così spettacolare, in circostanze così complicate.”
La notizia della morte dell'”aquila” tarpò le ali al “gabbiano”. Elisabetta si gettò a terra. “Io gridai forte,” raccontò sua figlia Valeria, “e mi aggrappai a lei con tanta angoscia, che alla fine scoppiammo a ridere. Mamma disse che ora, umile e pentita, voleva pregare Dio di perdonarla per le sue idee ribelli…”
Ludwig stava meglio ora nella tomba che sotto il nuovo regime, affermava Elisabetta, e litigò con sua madre Ludovica, la quale aveva detto che si poteva solo sperare che Ludwig fosse stato davvero pazzo, “per non doverlo accusare della tremenda responsabilità, che si era purtroppo addossata, di aver avvilito in tal modo la sua terra fiorente e il suo popolo, dalla lealtà quasi incredibile”.
Non era un pazzo, ma era un originale che viveva soltanto nei suoi mondi ideali, spiegò Elisabetta, che gli era affine, che lo aveva capito e aveva sofferto con lui. Ella accusò il reggente e il governo di avere sulla coscienza Ludwig, e riassunse i loro moventi e la propria opinione in questi versi:
Mandarono medici e sgherri
a catturare il “demente”,
come il bracconiere, a tradimento,
tende i suoi lacci al cervo.
La libertà mi vogliono rubare,
La Libertà ho trovato nelle onde;
Meglio morire qui, colpito al cuore,
Che dissanguato dentro una prigione!
Elisabetta non dubitava che Ludwig avesse cercato volontariamente la morte. L’idea del suicidio non gli era mai stata estranea. La realizzò quando l’esistenza ebbe perduto ogni senso per lui: non poteva più costruire i suoi castelli di sogno, non poteva più vivere nel suo regno fantastico, ma doveva sottomettersi alle leggi degli psichiatri e alle vessazioni dei guardiani.
L’unica via d’uscita era la morte, la fuga, nella speranza di trovare appagamento in un altro mondo.
…Nella notte fra il 14 e il 15 giugno 1886 il re morto fu portato nella sua capitale, in cui, da vivo, aveva soggiornato così malvolentieri.
Nella cappella della Residenza Ludwig fu composto sul letto di parata, sotto un crocifisso d’oro e una palma vera, nell’uniforme nera di gran maestro dell’Ordine di sant’Uberto. La testa posava su una pelle di ermellino, la mano sinistra era appoggiata sulla spada, la mano destra stringeva contro il petto un mazzo di gelsomini che l’imperatrice Elisabetta aveva colto a Feldafing e che gli aveva mandato come estremo saluto.
tratto da Ludwig II di Franz Herre, ed. Bompiani
nell’immagine la croce in ricordo di Ludwig sullo Starnberger See.