La forma mutante dei nomi

Barbara o Basienka, mi chiamava mia madre. In polacco, come in russo, un nome può trasformarsi in molti modi. Può espandersi o contrarsi, acquistare un suono ufficiale e duro o morbido e piacevole. La sua forma mutante può trasformare chi lo porta in una bambina inerme o una donna responsabile. In un’amante o una signora, in un’amica o una nemica.
In russo, sono diventata Varvara.

tratto da Il palazzo d’Inverno di Eva Stachniak, ed. Neri Pozza

La granduchessa Tat’jana Nikolaevna Romanova in russo Великая Княжна Татьяна Николаевна Романова? (Peterhof, 10 giugno 1897 – Ekaterinburg, 17 luglio 1918) era la seconda figlia dello zar Nicola II e della zarina Aleksandra Fëdorovna Romanova.
Con le sue sorelle, la granduchessa Ol’ga, Marija, Anastasija (note insieme come “OTMA”) e con l’erede al trono, lo zarevic Aleksej, ha rappresentato l’ultima generazione della discendenza diretta dei Romanov: fu arrestata, deportata e uccisa con la sua famiglia dopo la rivoluzione russa del 1917, a soli 21 anni.

Soprannominata “Tanya”, “Tatya”, “Tatianochka”, “Tanushka” o “Tanechka”, fu un’adolescente alta, snella, dai capelli scuri e ramati, occhi grigi e con lineamenti quasi esotici, dal carattere riservatissimo. Dotata del forte carattere della madre, come lei, era molto religiosa e amava le faccende domestiche. Amava i bambini e svolgere accanto alle persone di servizio ogni tipo di attività, dall’organizzare vendite di beneficenza alla gestione della casa, dall’assistenza ad Aleksej al cucito, tanto che le sorelle le diedero scherzosamente il soprannome di “La Governante”. Tuttavia, nelle pause dai compiti o dalle faccende che la madre puntualmente le affidava, mentre la sorella Ol’ga prediligeva libri e romanzi, lei amava sfogliare qualche rivista di moda e nel caso in cui il parrucchiere di corte fosse assente, adorava ordinare i capelli della zarina. Quando nel 1913 si ammalò di febbre tifoide fu costretta a rasare tutti i suoi capelli ma Tatiana amava creare le sue proprie parrucche.

Anna Virubova, amica della zarina residente a Carskoe Selo e visitata spesso dalla famiglia, scrisse di lei:

«[…] Era una perfetta incarnazione della madre. Alta e slanciata rispetto alle sorelle, aveva dei leggeri e raffinati tratti e le gentili e riservate maniere dei nonni inglesi. Ingenua e comprensiva, circondava le sue più piccole sorelle ed il fratello di uno spirito così protettivo che loro, scherzando, la soprannominarono “la governante”.»

Bisogna nominare l’amore che aveva Tatiana per il mare. La granduchessa fin da giovane insieme alla sua famiglia trascorreva le vacanze al mare e questo la portò ad avere un gran affetto verso questo ambiente. Nelle sue ultime lettere, infatti, cita quanto le mancassero quei giorni felici insieme alla sua famiglia.

le granduchesse vissero sempre in un alone di protezione che, se permetteva loro di crescere secondo i dettami sociali del casto ideale vittoriano, mantenne in loro, anche nell’adolescenza inoltrata, una forte e infantile ingenuità nei confronti dei rapporti umani e sentimentali. L’isolamento rispetto alla depravata gioventù aristocratica russa si inscriveva nel totale distacco operato dalla coppia imperiale rispetto all’alta società ereditaria e latifondista russa, alimentando il discredito del nucleo famigliare imperiale presso il resto della nobiltà. Le figlie dello zar erano il frutto di questa educazione isolata sia dal resto della corte, che dall’effettiva realtà sociale e classista russa. Una dama di compagnia della zarina, Sophie Buxhoeveden, scrisse:

«Il loro rango significava pochissimo per loro, e trovavano fastidioso quando erano trattati cerimoniosamente. Una volta ebbi come presidente di un comitato la granduchessa Tatiana e, rivolgendomi a lei, cominciai naturalmente: “Possa piacere a Vostra Altezza imperiale…”. Mi guardò attonita e quando mi risedetti al suo fianco fui ricompensata da un calcio sotto il tavolo e da un sussurro: “Sei pazza a parlarmi in quel modo?” […] Dovetti insistere con l’imperatrice di persuaderla che in certe occasioni ufficiali era necessario.»

Durante la prima guerra mondiale entrò nella Croce Rossa e lavorò come infermiera negli ospedali militari. In questi anni come infermiera conosce il soldato Dimitri Malama, che diventerà poi l’amore della sua vita. “Ricordo che Tatiana si sedeva sempre vicino a Malama” ricorda il soldato Stepanov nelle sue memorie. Dimitri riuscì ad ottenere anche simpatia dalla Zarina Alessandra che cita Dimitri “il mio piccolo Malama” in una lettera per lo zar. Quando Malama dovette ripartire per la guerra Tatiana era ancora infermiera ma avrebbe avuto con sé un ricordo del soldato: Malama le regaló un bulldog francese, Ortipo che morì insieme alla padrona nella casa Ipat’ev. Tatiana nomina Dimitri nel suo diario chiamandolo come “my sweetheart” il mio tesoro.

Durante la prigionia a Tobol’sk, Tat’jana aiutò i genitori a gestire la casa e la famiglia, mostrando grande coraggio e forza d’animo, anche se nel suo diario e in una lettera confidò di non sentirsi abbastanza forte e di aver assoluto bisogno della vicinanza della sua famiglia. Nell’aprile del 1918 i bolscevichi trasferirono i Romanov a Ekaterinburg; per il fatto di essere bersaglio degli apprezzamenti e delle persecuzioni dei carcerieri, la giovane subì un forte trauma e il tutore inglese Gibbes ricordò di averla vista perder peso.
Da quanto si desume dal diario intimo di Aleksandra Fëdorovna, Tat’jana trascorse l’ultimo pomeriggio di vita in compagnia della madre, leggendo passi dalla Bibbia. Aveva ventuno anni quando quella stessa notte fu uccisa, assieme a tutta la sua famiglia, nel seminterrato della palazzina Ipatev di Ekaterinburg, sotto il fuoco della Čeka di Jakov Jurovskij. I membri del plotone d’esecuzione raccontano che le sorelle morirono abbracciate l’una all’altra, rannicchiate in un angolo. Tatiana fu la prima a perdere la vita sacrificando il suo corpo come scudo dai proiettili per salvare le sorelle. Morì con uno sparo dietro la nuca.
La sua morte per mano dei rivoluzionari bolscevichi e il contegno e la sopportazione dimostrati durante la persecuzione hanno fatto sì che la Chiesa ortodossa russa nel 2000 proclamasse martiri Tat’jana e la sua famiglia.