
"Vienna" dice. "Sai, mentre ero lontano, quella città rappresentava per me il diapason del mondo. Pronunciare il nome "Vienna" era come far vibrare quel diapason. Osservavo la persona con cui stavo parlando per vedere come reagiva. Era il mio modo di mettere le persone alla prova. Chi non aveva alcuna reazione non faceva al caso mio. Perchè Vienna non è soltanto una città, il suo nome ha un suono che alcuni sentono vibrare in fondo all'anima per sempre e altri no. E' stata la cosa più bella della mia vita. Ero povero ma non ero solo, perchè avevo un amico. E anche Vienna era come un amico. Ai Tropici, quando pioveva, udivo sempre la sua voce. E in mille altre occasioni. L'odore di muffa che aleggiava nell'androne della casa di Hietzing mi tornava in mente persino nella giungla. A Vienna la musica e tutto ciò che amavo vibrava nelle pietre, nello sguardo e nella cortesia degli uomini come vivono nei cuori le passioni ormai purificate. Sai, quando le passioni non ti fanno più soffrire. Vienna d'inverno e in primavera. I viali di Schonbrunn. La luce azzurra nel dormitorio del collegio, la grande scalinata bianca con le statue barocche. Le cavalcate al mattino, nel Prater. I cavalli bianchi della scuola di equitazione. Ricordavo intensamente tutto questo e volevo rivederlo ancora una volta" dice a bassa voce, quasi con vergogna".
Sàndor Màrai, Le Braci
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