Impressioni Viennesi

Ripropongo un mio scritto del Novembre 2007 perchè la lettura de "Le Braci" di Sàndor Màrai mi ha riportato nella Mitteleuropa, in quella Vienna che anche per me "ha un suono che alcuni sentono vibrare in fondo all’anima".
 

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Impressioni Viennesi
 

Nei racconti di Neil Gaiman dedicati al signore dei Sogni le “Terre Soffici” sono luoghi dove i mondi si toccano, punti di passaggio, dove a volte si rischia di restar bloccati per secoli, ma anche di incontrare il passato, il futuro o altre dimensioni. Posti rari, che gente come Ibn Battuta o Marco Polo ha reso ancor più unici con le sue scoperte. Vienna, ancor più di altre capitali, richiama questi incroci del tempo. E’ sproporzionata rispetto alla realtà dell’Austria attuale e i suoi viali e palazzi immensi danno la sensazione per lo più di essere vuoti, lontani, rimasti fermi ad altri tempi e passioni. Da questi tempi e passioni, da questi mondi passati giungono a sfiorarti coloro che più hanno segnato quei percorsi e lo fanno dai luoghi loro appartenuti, così come da opere o oggetti. “Terre soffici” possono allora essere gli oggetti da toeletta di Sissi, le spazzole usate per pettinare per lunghi momenti i suoi preziosi e infiniti capelli scuri o lo scrittoio dove si raccoglieva per mantenere i rapporti con le conoscenze accumulate nei suoi viaggi o con l’amato Ludwig di Baviera. “Terre soffici” sono la Peterskirche, dove si isolava una volta fatti chiudere i battenti, o il Volksgarten dove passeggiava. Sissi l’eccentrica, la scatenata per certa parte del mondo di corte della Vienna di allora, Sissi la passionale, viva donna che non poteva far altro che soffrire quell’universo che sentiva vecchio e opprimente, stretto come i suoi abiti intorno a quel vitino creato prima dalla sua cura per il corpo poi dalla depressione. “Troppo giovani in un mondo troppo vecchio”: così qualcuno ha definito gli artisti della Secessione, i Klimt e gli Schiele. Come Sissi anche loro soffrirono quel mondo e come lei ti parlano, appena lasci la Vienna attuale e ti soffermi ad ascoltarli. “Terra soffice” allora diviene la tela del “Bacio” di Klimt o lo sguardo di una delle sue tante donne che ti sfiora da un dipinto. Gli occhi, le dita affusolate, il collo e le spalle: osservare una donna dell’artista austriaco è via via essere trascinati vicino al Mistero della Madre, all’indefinibile della Dea.”Nessun mortale ha mai sollevato il mio peplo” dice Iside: puoi solo restar ammirato di fronte a quei visi o a quegli schizzi in cui passo dopo passo Klimt affina la sua conoscenza dell’universo femminile. Un lavoro lento, un misterioso ascolto con lo sguardo: scorrere la matita sul foglio è per lui come scorrere le dita sulla pelle di una donna, riceverla attraverso lo sguardo e riversarne le sensazioni ottenute. Il risultato, come nella scoperta del mondo-Donna, è sempre nuovo, emozionante con quella traccia indelebile, quella traccia di eternità che in Klimt torna in più particolari, soprattutto negli occhi. Immergervisi è un viaggio a ritroso fino a Nag-Hammadi al tempio di Iside e ancora più indietro: mistero sempre vivo che si rinnova ad ogni tocco, sguardo, gesto, ogni volta che la comunicazione si apre. Quella Vienna ti parla dai caffè, come l’Hawelka o il Central (dove Trotsky attese la rivoluzione d’Ottobre), o dalle tele di Schiele, sorta di lato oscuro di Klimt di cui sembra portare ai limiti estremi la traccia di decadenza, tristezza, languore che compare in alcuni sguardi tracciati dal suo mentore. Un limite che fu toccato da un altro dei personaggi che si movettero e si muovono per le strade di Vienna: il principe Rodolfo, figlio di Sissi e Francesco Giuseppe. Un altro troppo giovane in un mondo troppo vecchio che lo soffocò in modo brutale forse perchè scelse di sfidarlo in campo aperto e non di cercare vie di fuga come Sissi nei suoi viaggi. Rodolfo sembra portare a compimento lo scontro della madre con quel mondo che gli impone un matrimonio ovviamente presto fallito, ma dal quale non intende scioglierlo per permettergli di vivere con la donna che realmente ama. Capisce la pericolosità dello Stato-caserma prussiano e le rivendicazioni di autonomia dei vari popoli dell’Impero asburgico, in primis gli ungheresi. Sissi sceglie per lui un precettore che lo educa alla Storia, ma il suo aiuto non viene richiesto a corte. Rifutando lui quel mondo rifiutò una possibilità importante ed è incredibile pensare che, in quello stesso 1889 in cui Rodolfo si uccise a Mayerling con la giovane amante, nasceva in un oscuro paesino austriaco, Braunau, colui che avrebbe inghiottito definitivamente quel che rimaneva dell’epoca degli imperi. Il figlio dello sconosciuto Alois Hitler avrebbe utilizzato i resti di quella classe di junker prussiani che Rodolfo temeva per un folle sogno di rinascita del Reich millenario, ormai trasformato in delirio. 1789,1889,1989: tre incroci, tre epoche che crollano. A pochi passi da quelle stanze dell’Hofburg che accolsero la notizia della scomparsa del principe, nel 1791 invece il piccolo mondo di Wolfgang Mozart, costruito con fatica e coraggio abbandonando l’arcivescovo Colloredo di Salisburgo, si concludeva. “Terra soffice” sono allora le finestre che danno sui vicoli dietro lo Stephansdome o il rumore dei passi sul pavimento di legno in quelle stanze in cui Mozart visse felice con la sua Constance e ricevette Haydn e Beethoven. Le stesse stanze dove si presentò il misterioso “messaggero in grigio” che gli commissionava il Requiem, scritto in quegli ultimi giorni e mai concluso. Vienna non fu tenera con questo prodigio che invece le ha lasciato in dono sì tanta magia: attraversare la “terra soffice” è allora un pò come accompagnare, esser vicini a quel talento che solo un piccolo corteo seguì quando lasciò per l’ultima volta quei luoghi per essere abbandonato in una fossa comune. Vienna evidentemente era “grande” in tutto: dimensioni, cultura, passioni ma anche sprezzo, invidia, indifferenza. A suo modo Wolfgang si scontrò anch’esso con quel mondo, lui proveniente dalla Salisburgo incantata e oppressiva di Colloredo. Scegliendo di vivere da libero artista, del suo lavoro, lontano dalla tutela dei mecenati, fu un precursore importante: quella “Vienna” gliene chiese il prezzo. Alla lunga però ha vinto lui, ha vinto il suo esplosivo e libero talento. Mozart ha colorato le vie di Vienna di ben altri colori che non quelli usati per i magnifici palazzi: colori impermeabili, eterni, vibranti. Quelli degli sguardi delle donne di Klimt, quelli del cuore di Rodolfo e Sissi. Un altro luogo che racchiude pallidi ricordi di un tempo lontano è il Nachmarkt, il mercato di Vienna che il sabato mattina si trasforma nel più fornito mercato delle pulci della città. Tra profumi di spezie esotiche, caffè e tè dall’Oriente, kebab e felafel si può respirare quel che resta dell’atmosfera della Vienna porta dell’Oriente, quella in cui nei secoli si accamparono i Goffredo di Buglione o Federico Barbarossa in viaggio verso la Terra Santa o i minacciosi Turchi che più volte si affacciarono alle porte dell’Europa. Fu proprio in seguito al loro ultimo assalto, quello del 1683, che nei loro campi vennero trovati migliaia di sacchi di caffè. Proprio quelli grazie ai quali i viennesi, con felice intuizione, dettero vita ai Caffè che col tempo divennero luoghi simbolo di libera espressione e confronto, specie in territori come il nord Italia oppresso dall’impero.

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