Come ricorda lo psicanalista James Hillman, viviamo circondati da folle d’Invisibili: il Tempo, gli Ideali, i Valori e gli Astratti, tutta “gente” che nell’antico fu perfino divinizzata.
Con l’andar del tempo, abbiamo confinato l’Invisibile nelle categorie fantastiche del mito, mentre la scienza è diventata sempre più una “logica dei solidi”, per dirla con Bergson.
Poeti a parte, l’umanità è oggi cieca e non idonea a cogliere le invisibili essenze della Natura.
Un tempo l’uomo dialogava con gli spiriti delle cose ed era visitato dagli dei.
Gli Invisibili abitavano il quotidiano, come gli angeli nella Berlino di Wim Wenders. Oggi il pensiero mitico si sgretola nell’aridità della ragione e gli Invisibili sono esiliati: ne fanno le spese l’idealismo, il sentimento, l’ispirazione, l’intuizione, la creatività, l’emozione. La logica non distingue più fra Magia, Misticismo e la paurosa fantasia dei mostri. Sono tante le cose che non percepiamo: un velo ricopre il mondo nascondendone la maggior parte.
Velo di Maya nell’India antica, velo di Iside in Egitto, materia oscura per la fisica: la quasi totalità dell’universo non s’incontra con i sensi.
Eppure, l’Invisibile esiste e se ne deve tener conto. Possiamo intraprendere un cammino scientifico nuovo, fondato sul nucleo informatico dei corpi. Una vera scienza dell’Invisibile.