Tiresia e il Serpente

Partiamo dal presupposto che, di base, ognuno di noi sia bisessuale. La bisessualità, infatti, non dipende dal sesso e dalla sua determinazione, che come sappiamo avviene in tre momenti diversi dello sviluppo sessuale nel corpo: quello genetico nell’assetto cromosomico alla fecondazione, quello gonadico nel feto, e quello fenotipico nell’età infantile e puberale con la produzione ormonale specifica. L’orientamento sessuale ha invece fattori culturali e psicosociali che lo determinano in qualche modo. Se anche il clitoride e il pene derivano dalla stessa area embrionale, nasciamo e cresciamo uomini o donne ma sarà soltanto il nostro approccio immaginistico alla bisessualità dell’anima il fattore chiave per il nostro sviluppo psicologico. È l’energia psichica, infatti, che si presenta sia nei caratteri femminili (ricettività, accoglienza, contenimento, ecc.) che in quelli maschili (direttività, azione, ordinamento, ecc.). E continuerà a farlo per tutta la nostra vita.

Durante lo sviluppo psicofisico, una ripetuta associazione di categorie di valore (es. giusto/sbagliato, bene/male, ecc.) al comportamento e all’atteggiamento nei confronti della sessualità propria e altrui determina l’apprendimento di norme personali e sociali implicite che regoleranno inconsciamente il proprio orientamento sessuale. Ma siamo davvero fatti soltanto di stimoli e risposte, come i comportamentisti hanno sempre voluto convincerci? La psicologia dimostra anche altro. Il mito di Tiresia è estremamente interessante per il suo approccio psicologico alla sessualità: seppur incentrato sulla cecità del veggente, la sua storia parla soprattutto di bisessualità, della capacità di provare il piacere sessuale maschile e quello femminile, nonché dell’acquisizione di quella che chiamerò una “visione in trasparenza” della sessualità. È per questo motivo che, nel mito, Tiresia viene legato anche alle vicende di altri importanti personaggi mitologici come archetipi che regolano la nostra personalità: alla frustrazione di Ulisse, alla conoscenza della morte di Narciso, e persino alla conoscenza della verità su Edipo nel suo noto complesso. Vediamo in che modo.

Tiresia fu il più importante veggente della mitologia greca. Compare in numerosi episodi e in diverse opere di vari autori. La caratteristica più evidente di Tiresia è probabilmente la sua condizione di cecità: poteva vedere il futuro, ma era fisicamente cieco. Era proprio in questo modo che i Greci componevano il significato ultimo della tragedia umana rispetto al volere degli dèi: la loro ambigua volontà generava situazioni paradossali senza via d’uscita, nelle quali un dono implicava sempre un castigo, e un castigo implicava sempre un dono. 

Tratto da “La bisessualità dell’anima: il mito di Tiresia” di Psicologia archetipica