Ma quel vino di uve generose, rosso rubino e dolceamaro, porterà delizia in quell’ora di benvenuto, e tutti ne berremo. Anche il mio fratello più piccolo, cui non piace, sarà autorizzato a berne fors’anche due calici. Mi guarderà da vicino. Leverà il suo calice mentre io leverò il mio, e dirà: “Ahhh!” quando ne sentirà l’ultima goccia in bocca: proprio come me. Poi si gratterà la pancia, come a rimuoverne il senso di disgusto, e dirà: “Ragazzi, che roba! Dammene ancora!” e mia madre sussurrerà: “Basta, figliolo”. E mio padre urlerà: “Ehi! Chi ti credi di essere?”
Mia sorella, che avrà spiccicato sì e no una parola, si sarà fatta bella per me. Starà seduta vicina alla mamma, e io le lancerò qualche occhiata furtiva, notando che a ogni respiro diventa più bella. Sarò nuovamente stupefatto davanti alla grazia dei suoi immensi occhi scuri, che paiono quelli di uno scoiattolo gigante, e lei si accorgerà di questo mio surrettizio sbirciare, cosa che provocherà in lei come un’intima musica di gioia, e io vedrò che la sua bellezza è proprio la stessa che trent’anni fa condusse mio padre – quando venne in America ed era un vanitoso giovanotto italiano, vanitoso come me – da mia madre.
Mia madre starà a tavola al fianco di mia sorella, e io studierò i loro volti e farò voti affinché a mia sorella non tocchino le tribolazioni che ha passato mamma; e vedrò mia sorella che alza il mento piccata alle osservazioni di mio fratello: “Ehilà, mica sei così ganza, eh? Ti pare il caso di esibirti così solo perché è venuto Jimmy?” e il viso le si dipingerà d’un rosa quasi scarlatto, e improvvisamente volgerà lo sguardo verso di me, e io sarò deliziato da quegli occhi di scoiattolo, poi tornerà a guardare mio fratello e dirà: “E tu allora? Tu, che vorresti farci credere che ti piace il vino solo perché c’è lui?” al che lui replicherà: “Ma sta’ zitta”. E papà: “Ehi! Quante volte devo dirvi di finirla con queste chiacchiere?” e mio fratello: “E’ lei che ha incominciato”. E mia madre, dolcemente: “Facciamo tutti i bravi oggi. Non mettiamoci a litigare”.
tratto dal racconto “Casa, dolce casa” di John Fante