“Le mie costanti sono l’amore per la luce e la decisione di tracciare una catena morale dell’essere… in un mondo che si stende intorno a noi come uno stupefacente e stupendo sogno”
John Cheever
“Viviamo all’interno di un Sogno”
Dale Cooper, Twin Peaks
“Qui il tempo diventa spazio”
Gurnemanz, I Atto del Parsifal di Richard Wagner, prima dell’apparizione del Santo Graal
Il Bardo di Stratford-upon-Avon conosceva le dimensioni speciali che si aprono nel periodo in cui la Luce estiva inizia a declinare e l’Ombra autunnale a crescere tanto da dedicar loro il “Sogno di una notte di mezza estate”, uno dei suoi capolavori.
Ed è in una domenica “di mezza estate” che ha inizio il viaggio di Neddy Merrill, il protagonista de Il nuotatore (The Swimmer), uno dei più bei racconti scritti da John Cheever, uscito sul New Yorker il 16 luglio 1964.
Già mentre è disteso lungo la piscina a “mandar giù nei polmoni tutte le componenti di quel momento” come a gustarsi sorsi di gin Neddy è “a metà”, nel territorio fra la veglia e il sonno tanto che “a occidente si vedeva una massiccia formazione di nuvole cumuliformi, ed era così simile a una città vista in lontananza dalla prua di una nave che s’avvicina, che si sarebbe potuto darle un nome, Lisbona o Hackensack”.
Neddy Merrill è su una Soglia come i protagonisti di Twin Peaks davanti al sipario che porta alla Loggia Oscura, l’opposto della Loggia Bianca.
Lì, fra Luce e Ombra, concepisce la sua impresa: attraversare a nuoto le piscine dei vicini per tornare a casa. Nella sua immaginazione le piscine diventano un unico fiume che chiama Lucinda, come la moglie. E immergersi in una persona è come tuffarsi in una piscina: se non si resta in acque basse e si frequentano quelle profonde, una volta riemersi ci si troverà diversi.
Così via via che procede Neddy si sente un esploratore, un “pellegrino”, un inventore di una nuova cartografia e a stento si rende conto che intorno a lui tutto cambia.
“So chi ero quando mi sono alzata stamattina, ma da allora devo essere cambiata diverse volte” (Alice nel Paese delle Meraviglie).
Cambia la Luce, cambia la stagione, cambia perfino il suo corpo perchè “il tempo è divenuto spazio” e Neddy attraversando quelle tenute attraversa un tempo che scorre diversamente.
O Neddy, come Dale Cooper in Twin Peaks, ha un Doppelgänger che si muove nella Realtà con cui si ricongiungerà alla fine del viaggio-Sogno.
Luce, Ombra, Sogno sono gli elementi di questo autentico gioiello emerso dal tempo del Sogno nell’animo di John Cheever proprio come Neddy Merrill riemerge dalle piscine.
Sono elementi fondamentali anche dell’opera di David Lynch.
“Viviamo all’interno di un Sogno” dice l’agente Dale Cooper in trasparenza in una delle ultime puntate di Twin Peaks e le piscine e le tenute attraversate da Neddy nel suo “viaggio allucinato” ricordano quelle delle colline di Los Angeles di Mulholland Drive.
“Siamo come il sognatore che sogna e vive dentro al sogno: ma chi è il sognatore?” dice Monica Bellucci in sogno a Gordon Cole-David Lynch in Twin Peaks.
“Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell’acqua bassa. Se invece vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. Laggiù i pesci sono più forti, più puri. Sono enormi ed astratti. Davvero stupendi”.
David Lynch nel 1964 aveva 18 anni ed era all’inizio del suo percorso di artista e di pescatore.
Nello stesso tempo tramite il suo nuotatore John Cheever scendeva in “acque profonde”, dove il “tempo diventa spazio”, e riportava un “pesce enorme ed astratto. Davvero stupendo”. (Joker70)
Era una di quelle domeniche di mezza estate in cui tutti se ne stanno seduti e continuano a ripetere: “Ho bevuto troppo ieri sera” Si poteva udire i parrocchiani che lo bisbigliavano all’uscita della chiesa, si poteva udirlo anche dalle labbra del parroco, mentre si infilava faticosamente la tonaca nel vestibolo, si poteva udirlo nei campi di golf e di tennis, e anche nella riserva per la protezione della fauna, dove il presidente della locale associazione ornitologica era in preda a una feroce emicrania. “Ho bevuto troppo” gemeva Donald Westerhazy. “Tutti abbiamo bevuto troppo” gli faceva eco Lucinda Merrill. “Dev’essere stato il vino” osservava Helen Westerhazy. “Ne ho bevuto troppo di quel vino rosso.”
Ciò avveniva ai bordi della piscina di casa Westerhazy. La piscina, alimentata da un pozzo artesiano con un’alta percentuale di ferro, aveva l’acqua d’un pallido colore verdastro. Era una bella giornata. A occidente si vedeva una massiccia formazione di nuvole cumuliformi, ed era così simile a una città vista in lontananza dalla prua di una nave che s’avvicina, che si sarebbe potuto darle un nome, Lisbona o Hackensack. Il sole era caldo. Neddy Merrill era disteso vicino all’acqua verdognola, una mano immersa nell’acqua e l’altra stretta intorno a un bicchiere di gin. Era un uomo snello, con quella particolare snellezza della gioventù, e pur essendo tutt’altro che giovane, quel mattino era scivolato giù dalla ringhiera di casa sua, dando poi una pacca sul sedere della statua in bronzo di Afrodite sul tavolino nell’atrio mentre trotterellava verso l’odore del caffè in sala da pranzo. Merrill poteva essere paragonato a una giornata d’estate, in particolare alle sue ultime ore, e anche se non aveva una racchetta da tennis né una borsa da vela, evocava un’immagine di gioventù sportiva e di tempo clemente. Aveva appena finito di nuotare e ora respirava profondamente, come se volesse mandar giù nei polmoni tutte le componenti di quel momento, il calore del sole e l’intensità del suo piacere; sembrava che tutte venissero aspirate dentro il suo petto.
Racconto completo: http://www.sagarana.it/rivista/numero5/narrativa3.html