Les Misérables

 

L’anno scorso, attraverso film come "The Artist" e "Hugo Cabret", il cinema ha celebrato le sue origini. Dalle invenzioni di Georges Méliès, al muto e al passaggio al sonoro.
Quest’anno, con "Grandi speranze", "Anna Karenina" e "I Miserabili", si celebrano le grandi storie di narratori come Dickens, Tolstoj, Hugo che con i loro romanzi sono stati i grandi registi e intrattenitori dell’epoca pre-cinematografica.
"I Miserabili", trasposizione cinematografica dell’omonimo musical da anni sulle scene, è anche un ritorno alle grandi produzioni di Hollywood come "Via col Vento" o "Ben Hur". 
Un’ulteriore dimostrazione del potere immaginifico del cinema scoperto da Méliès.
Imponente, drammatico, romantico. Come l’epoca in cui è ambientato. Come i suoi personaggi. Perchè "I Miserabili" è una storia universale e in essa chiunque può trovare parti di sè. 
Tre grandi personaggi maschili come Valjean, Javert, Marius, tre grandi personaggi femminili come Fantine, Cosette, Eponine, e indimenticabili figure di bambini come Cosette e Gavroche.
"I Miserabili" è una meraviglia per gli occhi fin dalla prima scena in cui già si mostra lo scontro fra un monolitico Javert (un gran Russell Crowe), che dall’alto osserva in una scena grandiosa decine di carcerati tirar su a forza di braccia una nave uscita dal bacino di carenaggio, e l’altrettanto tenace Valjean.
Il loro è un duello infinito come quello dei protagonisti de "I duellanti" di Conrad.
E in questo duello finiranno per essere accomunati dalla scoperta del Dubbio. Valjean cade in esso quando un prete lo aiuta a sfuggire alla cattura e gli dona una possibilità di una vita diversa. Per chi fino ad allora conosceva solo l’odio è uno sprofondo che mette a dura prova. 
Javert scoprirà, grazie a Valjean, che c’è altro oltre la Legge a cui si è aggrappato dopo esser stato anche lui un reietto, ma non reggerà all’urto. Nel suo mondo non c’è posto per tutti e due, per un Javert e un Valjean.
E poi le Masse. Sterminate masse di miserabili che tirano avanti in tutti i modi possibili, leciti e più spesso illeciti, e che i virtuosi neanche guardano mentre li fendono sui loro cavalli o le loro carrozze. 
Impossibile non pensare ai virtuosi odierni nelle loro auto blu dai vetri oscurati e alle masse di precari, disoccupati, poveri.
"I Miserabili" permette anche di scoprire attori finora conosciuti in vesti di tutt’altro genere in ruoli nuovi e sorprendenti come ovviamente innanzitutto quello di cantanti.
Vedere per tutti lo Hugh Jackman di Van Helsing e Wolverine che dà vita ad un intenso Jean Valjean o la Anne Hathaway di "Il diavolo veste Prada" che rende in modo straordinario il personaggio di Fantine.
Perchè "I Miserabili", a dispetto degli effetti speciali e delle eccezionali scenografie, è anche un film di primi piani, di intepretazioni.
A questo proposito una menzione speciale va allo spassoso e cinico duo di locandieri di Sacha Baron Coen e Helena Bonham Carter, perfetti esempi dell’arte di arrangiarsi senza scrupoli.