Gandhi visto da Naipaul

Gandhi
 

"Ghandi era il contrario di un vanesio. I suoi viaggi fuori dall'India, prima in Inghilterra poi in Sudafrica, gli fecero capire che aveva tutto da imparare. Questa fu la base della sua grande impresa.
…Sarebbe stato comprensibile, se si fosse lavato le mani della causa indiana in Sudafrica e in India; se, dopo otto anni di strenua vita pubblica, avesse deciso che quella gente non valeva lo sforzo, e che era venuto il momento di ritirarsi a vita privata, di limitarsi alla pratica dell'avvocatura. Invece no; e qui sta la sua grandezza.
Anzichè ridimensionarsi, la sua causa si ampliò. Si allargò ben al di là delle restrizioni imposte agli indiani in Sudafrica. Gandhi guardò all'interno delle cose: dai maltrattamenti in Sudafrica e dalla faccenda delle latrine al Ripon College ai problemi tipicamente indiani delle caste e degli spazzini, che erano antichi come la storia dell'India e spiegavano l'atteggiamento di delegati e volontari. Guardò con occhio fermo l'India crudele, immobile, frammentata; non diede nulla per scontato. Vide le crudeltà inflitte alla vacca sacra e ai buoi malnutriti e ipersfruttati – vere ancora oggi: l'India ha accolto alcune delle sue idee, altre le ha ignorate. Diventò un grande riformatore dell'India mentre già operava contro la dominazione britannica; non permise che una causa indebolisse l'altra. E il terzo filone del suo straordinario percorso è quello che lo vede impegnato a scrutare nel profondo di sè stesso, nella propria anima, nella propria spiritualità, che sempre più gli apparve un aspetto inscindibile della propria attività sociale e politica."

V.S. Naipaul, "Scrittori di uno scrittore. Modi di vedere e sentire"

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