E nel mistero riposa la Rus’

Anche nel sogno sei strana.
Non toccherò la tua veste.
Sonnecchio – e dietro il sopore è il mistero,
e nel mistero tu riposi, Rus’.

Rus’, circondata di fiumi
e avviluppata di boscaglie,
con stormi di gru e con paludi,
e con torbido sguardo di stregone,

dove popoli di vario aspetto
di paese in paese, di valle in valle
intrecciano balli notturni
sotto il bagliore di villaggi in fiamme.

Dove indovini con fattucchiere
ammaliano le graminacee sui campi,
e le maghe trescano coi diavoli
nei vortici di neve delle strade.

Dove furiosa la tormenta avvolge
sino al tetto la fragile dimora,
e la ragazza affila nella neve
contro l’amico perfido una lama.

Dove tutte le strade e i crocevia
sono estenuati da una viva gruccia,
e il turbine, fischiando tra le nude
verghe, canta leggende del passato…

Così ho riconosciuto nel sopore
la povertà della terra natia,
e nascondo la nudità dell’anima
nei brandelli dei suoi stracci.

Mi sono aperto sino al camposanto
una mesta viottola notturna
e, passando la notte al cimitero,
per lungo tempo ho intonato canzoni.

Ed io stesso non so, non ho compreso
a chi quelle canzoni eran rivolte,
in quale Dio credevo ardentemente
e chi era la ragazza del mio amore.

Tu hai cullato, Rus’, l’anima viva
nello spazio delle tue distese,
ed ecco – essa non ha contaminato
la sua primordiale purezza.

Sonnecchio – e dietro il sopore è il mistero,
e nel mistero riposa la Rus’.
Anche nei sogni essa è strana.
Non toccherò la sua veste.

Rus’ di Aleksandr Blok
Poesie (Ugo Guanda, 2000), trad. it. A. M. Ripellino.

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