Vienna e il Ring

Se c’è d’altra parte una città in cui in quest’epoca è bello vivere, quando si è giovani e fortunati, questa è proprio Vienna. Incrocio di razze di civiltà, la città è conosciuta per il suo spirito di tolleranza e per la spensieratezza dei suoi abitanti. Francesco Giuseppe stesso, come se avesse voluto cancellare qualunque traccia d’austerità, ha fatto demolire le fortificazioni che circondavano la città e ricordavano il tempo in cui la vita era dura.
Al loro posto ha fatto tracciare la passeggiata di boulevard circolare, il Ring, che diverrà la passeggiata più celebre del mondo. Si tratta di una sfilata innumerevole di teatri, musei, birrerie, palazzi costruiti negli stili più disparati, con prevalenza del barocchismo caro alla Vienna fine secolo, ma anche con il falso greco, l’imitazione del Rinascimento, gli stili goticheggianti o classicheggianti.
In un’atmosfera di festa perenne, i viennesi non si curano minimamente delle faccende dello Stato e d’altra parte, qualora lo facessero, ci penserebbe l’occhiuta polizia austriaca a far passare loro la voglia.
I viennesi badano soprattutto a ben mangiare e bere bene, ad andare al concerto o a teatro. Amano tutto, anche gli opposti, Offenbach e Wagner, in piena tolleranza e libertà.
Le salette dei cabaret sono teatro di conferenze brillanti di letterati, artisti o filosofi dell’estetica di turno. Banchieri e aristocratici rampolli di nobili famiglie si rovinano ai tavoli verdi prima di terminare la notte in una delle trenta sale da ballo che sono sempre stracolme e nelle quali si può trovare della simpatica compagnia.
“In un’atmosfera di spensieratezza e delirio collettivo, Vienna era a quel tempo il paradiso della sensualità avvilente, del romanticismo ebete e dello spirito d’opposizione isterico”: sono parole dello storico Walter Richter. Ma Vienna è anche il paradiso della dolcezza di vivere.

tratto da “I suicidi di Mayerling” di G. Claisse, collana “I grandi enigmi storici del passato”, Ed. Di Crémille, Ginevra 1971