Eravamo una chiorma

Di tanto in tanto Totò, Peppino ed Eduardo s’incrociavano nelle cosiddette “staccate”, weekend teatrali costituiti da una rappresentazione al sabato e una alla domenica, insieme ad altri giovani artisti alla bramosa ricerca di un’affermazione e di un pezzo di pane e frittata.

Eravamo una chiorma di amici, ricorda molti anni dopo Antonio de Curtis, cioè un gruppo compatto, tutti principianti pieni di speranze, tutti uomini che poi si sono piazzati, io, Eduardo e Peppino De Filippo, Armando Fragna e Cesarino Bixio, l’autore di Come piange Pierrot, che allora faceva i testi delle canzoni cantate dalla Mignonette. Facevamp le “recite staccate” nei teatrini di Aversa, Torre del Greco, Castellamare. […] Chi faceva la prosa, chi il varietà, chi suonava in orchestra. Eravamo una chiorma.

Una chiorma che si riuniva e si separava in continuazione, in cui ognuno cercava una scrittura, un numero, un’esibizione, e in cui le esperienze comuni cementavano un’amicizia che cresceva. Di regola, d’estate si girava la provincia, nel resto dell’anno si cercavano scritture in periferia o, se riusciva il colpo, si entrava in qualche compagnia che girava l’Italia. Ancora Eduardo De Filippo rievoca in un commosso articolo un incontro a Palermo mentre era di scena al Teatro Olimpia e Totò lavorava in un varietà al Kursaal, e di un provvidenziale soccorso che l’amico gli fornì quando lui si ammalò per i reumatismi, sostituendolo nella commedia napoletana che stava recitando (tra l’altro non deve essere stato roba da poco gettarsi allo sbaraglio in una compagnia di prosa per uno come Totò allora – 1921 o 1922 – abituato solo ai numeri guitti da contorsionista):

…e quando la notte ritornava in pensione dopo lo spettacolo, ricorda Eduardo, mi faceva le pezze calde col ferro da stiro, poi con quelle mi fasciava le braccia colpite dal reumatismo. Poi recitava e cantava le macchiette solo per me.

tratto da Totò e Peppino, fratelli d’Italia a cura di Alberto Anile, ed. Einaudi