Accettare gli incidenti di percorso come espressione della “volontà di Dio” non significa ridurre la vita a un cieco determinismo né subire passivamente le sofferenze inflitte da un fato inesorabile. Se tutto nella vita fosse già scritto, il nostro impegno non avrebbe ragione di essere e tutti i nostri sforzi perderebbero di significato. Il giusto atteggiamento di fronte alle avversità non è il fatalismo di chi abbassa la testa, ma la spinta al rinnovamento di chi desidera cambiare le cose in meglio. La vita ci offre continue opportunità di cambiamento. Benché non sempre sia possibile coglierle, le opportunità esistono e lo scopo delle nostre reincarnazioni è per l’appunto l’esercizio del libero arbitrio. Senza questa facoltà di scelta, saremmo delle creature impotenti alla mercé del fato.
Il Karma non grava su di noi come un destino inesorabile che sfugge al nostro controllo, ma è piuttosto un esercizio di comprensione e di responsabilità. Le nostre azioni sono regolate dal principio di causa ed effetto e, qualunque cosa ci accada, sarebbe un errore attribuire la nostra felicità o imputare la nostra sofferenza al capriccio di un Dio imperscrutabile o ai premi e ai castighi dispensati dalle nostre guide spirituali. Siamo noi i veri padroni del nostro destino.
tratto da Il viaggio delle anime di M. Newton, ed. Armenia