Un dio potrà mai guarire questa ferita gigante che è diventata l’intera Europa? (R.M. Rilke 1915-2025)

Gli anni della guerra sono anni di tristi riflessioni che non alimentano la poesia; nell’estate del 1915 scrive alla giovane amica parigina Marthe Hennebert: “Lei mi crederà se io Le dico che da un anno mi trascino passo dopo passo attraverso un deserto fatto di dolore e di un non riuscire a capire; io soffro, non faccio altro, mi manca il sollievo minimo che viene dall’essere attivi poiché io, io potrei battermi solo per tutti e contro nessuno. Un dio potrà mai guarire questa ferita gigante che è diventata l’intera Europa?”; e, finita la guerra, scriverà a Leopold von Schlozer: “per quasi tutti gli anni della guerra ero in attesa a Monaco, sempre pensando che dovesse avere una fine, non capendo, non capendo, non capendo! Non capire: anzi, questa era tutta la mia occupazione di quegli anni, e posso assicurarLe, non era facile!”.

dalla prefazione a I sonetti a Orfeo di R. M. Rilke, ed. Garzanti