Tra i romanzi di Jane Austen, Mansfield Park è forse il più divisivo. Non gode della popolarità di Orgoglio e pregiudizio o Emma, e anzi, è spesso considerato il meno amato dai lettori dell’autrice. Questo perché presenta delle caratteristiche peculiari che lo rendono diverso dal resto della sua produzione, sia sul piano narrativo che tematico, e al centro di questa diversità c’è sicuramente la sua protagonista, Fanny Price.
Fanny è in fin dei conti una outsider, un’eroina che si discosta dalle protagoniste austeniane più note. Se le altre eroine provengono da famiglie benestanti, con una posizione sociale relativamente stabile, Fanny arriva da una famiglia povera. Mentre le altre eroine vengono presentate ai lettori già in età da marito, Fanny fa il suo ingresso sin dal momento dell’infanzia. Fanny è il personaggio che più fa discutere, e forse anche quello più frainteso. È accusata spesso di essere passiva, statica e moralista, fino a risultare irritante. Ammetto che, a tratti, il suo atteggiamento rigido e giudicante può risultare respingente, soprattutto per un lettore moderno. Non tanto per i giudizi in sé – che alla fine si rivelano quasi sempre corretti – quanto per l’atteggiamento, che può sembrare rigido e severo. Ma forse è proprio questo che rende Fanny così scomoda: il fatto che nelle sue valutazioni morali è sempre lucida e coerente. A differenza di altre protagoniste di Jane Austen, che imparano attraverso i propri errori (come Elizabeth, Emma, Anne Elliot), Fanny non compie un vero percorso di revisione interiore. È l’unica a vedere chiaramente fin dall’inizio. Lo spettatore non la osserva mentre cambia, ma è quasi costretto ad accettare la sua visione del mondo, che può sembrare rigida, ma è in realtà coerente con il contesto che la circonda.
Spesso si accusa Fanny di passività. Ma è davvero così? La sua resistenza, il suo rifiuto di accettare le imposizioni dello zio e della società è in realtà un atto di forza interiore, poiché rimane ferma sulle sue convinzioni. E in un mondo – quello dei Bertram – dove il valore dell’individuo si misura sulla base dell’obbedienza e della convenienza sociale, la sua fermezza silenziosa è una forma di ribellione. L’impressione diffusa è che, poiché Fanny tende a restare in disparte, a osservare piuttosto che farsi notare, ad ascoltare più che parlare, allora non agisca davvero. Ma è un errore di prospettiva. Lo sguardo di Fanny non è mai passivo – tutt’altro. È uno sguardo attivo, vigile, penetrante, attraverso il quale non solo definisce sé stessa, ma anche il mondo che la circonda. È proprio nel dire “no” che Fanny esercita la sua agency, nonostante la sua posizione marginale: è una giovane donna, povera, senza potere sociale né economico, eppure capace di affermare sé stessa contro la volontà di tutti.
Il potere più grande di Fanny – quello che spesso sfugge – è il suo sguardo. È lei a vedere ciò che gli altri non vedono, troppo presi da sé stessi: le tensioni tra le cugine, la falsità sottile di Mary Crawford, l’ambiguità morale di Henry, la cecità di Edmund. In un mondo che corre dietro all’apparenza e all’ambizione, Fanny è l’unica che guarda davvero.
tratto da La Jane Austen più divisiva, quell’underdog dopo tante eroine di R. Puccio in Lucialibri
Jane Austen nasceva il 16 dicembre 1775 a Steventon nello Hampshire, Inghilterra meridionale. Il 2025 sarà percorso da molti eventi per celebrare i 250 anni dalla sua nascita:
Jane Austen 250 alla Jane Austen’s house
I luoghi di Jane Austen: dove andare e come festeggiare i 250 anni della grande scrittrice da Vanity Fair
Sito ufficiale della Jane Austen’s society of Italy
Nell’immagine: Frances O’Connor in Mansfield Park di Patricia Rozema (1999)