“Le fotografie più riuscite hanno un’ironia gentile che insinua uno o più dubbi”
Elliott Erwitt
Quando è stato chiesto a Erwitt “Come si capisce quando è l’attimo giusto in cui scattare una fotografia che lascerà il segno?” lui ha risposto: “Quando tutti gli elementi di una buona fotografia si presentano nello stesso momento: la composizione, il contenuto, l’atmosfera, un momento speciale. Di certo si può essere facilmente ingannati e, molto spesso, quello che sembra essere ‘l’attimo giusto’ non lo è per niente. Alla fine la fortuna e l’istinto sono le cose più importanti”. L’incontro con il famigerato “momento decisivo” è una questione evidentemente molto più complessa di quello che sembra a prima vista. Da una parte perché misurarsi con un solo istante significa avere a che fare con qualcosa che è più esteso, per comprendere anche il mistero insito nel tempo, nel suo scorrere inesorabile e divenente. La metafora del rapporto tra tempo dilatato e attimo decisivo è ben sintetizzata dalla pratica del pescatore, che sa godere lo scorrere degli attimi, delle ore, e dare valore all’attesa, prima che giunga il pesce attratto dall’esca: “È come pescare, a volte ne prendi uno. Aspetti che accada qualcosa, a volte succede, a volte no.” Dall’altra parte si tratta di essere nel luogo giusto proprio mentre la fortuna sta manifestando un frammento del suo disegno cosmico (o pseudo-cosmico casuale) o un istante della sua azione nel mondo. Poi per chi non crede alla fortuna o alla provvidenza ma nel libero arbitrio o nelle manifestazioni delle probabilità (in senso scientifico) le problematiche si complicano ulteriormente. Erwitt dice che per cogliere l’attimo giusto è necessario che si incontrino nello stesso istante la fortuna e l’istinto. Afferma pure che molto spesso si può essere ingannati. E qui innesca qualcosa che appartiene più al campo dell’ironia e del disincanto creativo. Quindi è necessario essere presenti in un certo luogo geografico, in un determinato momento della storia, a una certa ora, proprio in quell’istante, quando qualcosa di interessante accade, quando qualcosa si rivela proprio solo in quella situazione particolare. E questo non basta per cogliere un frammento del mistero della vita.
Serve saper vedere oltre il velo dell’apparenza e cogliere la manifestazione dell’attimo giusto con l’istinto. E inoltre è sempre indispensabile aver presente che ciò che pensiamo di cogliere dell’esistenza spesso è un simulacro, una manifestazione dell’inganno. E qui entra in gioco la necessità dell’ironia. E inoltre, cosa è l’istinto? È qualcosa che è innato a tutti gli esseri viventi? O qualcuno più (e meglio) di altri sa fiutare un “momento speciale” o costruirlo attraverso le sue proiezioni creative? Ovviamente a tutti può capitare almeno un colpo di fortuna, così da essere nel posto giusto al momento giusto. Sia nella vita in generale sia per quando riguarda riuscire a cogliere un attimo speciale con la macchina fotografica o con lo smartphone. La differenza qualitativa è determinata dalla continuità. Chi è riuscito per molti anni a cogliere numerosi momenti speciali evidentemente ha dimostrato che non si è trattato solo di fortuna ma anche di fiuto o di aver doti di preveggenza tali da sapere in anticipo rispetto ad altri dove andare e quando. Per un bravo fotografo si tratta di cogliere l’attimo e di saper vedere in tempo reale gli sviluppi che susseguono al mistero di una immagine. Per un ottimo artista si tratta di innescare, oltre all’evidenza dell’istante privilegiato, le possibili germinazioni concettuali e interpretative.
tratto da “Elliott Erwitt. L’attimo giusto e il momento speciale” di M. Zanchi, Doppiozero 19/01/2022