Nel Mondo fluttuante

“Dall’età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e dai cinquant’anni pubblico spesso disegni, tra quel che ho raffigurato in questi settant’anni non c’è nulla degno di considerazione.
A settantatrè ho un pò intuito l’essenza della struttura di animali e uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre. A novanta ne avrò approfondito ancor di più il senso recondito e a cento anni avrò forse raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso.
Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto e una linea saranno dotati di vita propria.
Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lorsignori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato”.

Gakyō Rojin Manji (il vecchio pazzo per la pittura)

In pochi tratti questo “vecchio pazzo per la pittura” si rivela capace di ripercorrere la sua intera esistenza e al tempo stesso dare un saggio del livello raggiunto dal suo lavoro esteriore e interiore.
Non serve infatti essere esperti della cultura giapponese per cogliere nelle parole di questo breve testamento le caratteristiche del suo spirito: l’attenzione e l’ascolto intensi, che permettono di cogliere i particolari e abbassare il livello dei pensieri liberando il profondo, la propria vera natura, l’umiltà del quotidiano, costante lavoro di cesello a “togliere il superfluo” con obiettivo l’essenziale, il punto in cui “anche solo un punto e una linea saranno dotati di vita propria”.
Non è un caso che queste parole introducano la stupenda mostra dedicata ad Hokusai al Palazzo Blu di Pisa dove si può ripercorrere il percorso che tratteggiano in tutte le sue variazioni (vedute, ritratti della Natura, quaderni con immagini per allievi e artigiani, biglietti d’auguri, immagini erotiche, attività quotidiane) contrassegnate ognuna da un cambio di pseudonimo.
Katsushika Hokusai infatti è stato pittore del “mondo fluttuante” anche in questo ed è conosciuto con circa una trentina di nomi. È una pratica molto diffusa infatti in Giappone ma Hokusai è di gran lunga il più ricco di “nomi” cioè un altro modo per chiamare sia l’incessante lavoro di “copiare la forma delle cose” sia l’evoluzione interiore.
Gakyō Rojin Manji è il suo ultimo soprannome e lo ha utilizzato dal 1834 fino al 1849, anno della sua scomparsa. Scrisse di aver fatto bene ma se il cielo gli avesse regalato altri cinque o dieci anni in più sarebbe potuto diventare un vero pittore.
Difficile dire cosa intendesse quel “vecchio pazzo per la pittura” con “vero pittore”. Fatto sta che sono stati molti i “lorsignori” che hanno potuto controllare se quanto sosteneva si è rivelato infondato. Fra di essi sono stati numerosi i pittori e in particolare gli Impressionisti. Edgar Degas disse di lui: “Hokusai non è solo un artista fra gli altri nel Mondo Fluttuante. E’ un’isola, un continente, un mondo intero a sé”.

Per troppo tempo questo affascinante continente è rimasto nascosto dietro un’unica opera, la famosa Grande Onda, e bisogna ringraziare gli organizzatori della mostra per aver dato la possibilità di immergersi in quella Grande Onda che è l’opera di Hokusai provando quanto sostenuto da Degas attraverso i suoi infiniti dettagli e riflessi. E’ sorprendente ad esempio scoprire come il moto fluttuante e incessante di questo “vecchio pazzo per la pittura” comunichi una sensazione di profonda Pace e armonia di cui c’è gran bisogno tutt’oggi. (Joker70)