Giuni

L’estate appassisce silenziosa
Foglie dorate gocciolano giù
Apro le braccia al suo declinare stanco
E lascia la tua luce in me

Stelle cadenti incrociano i pensieri
I desideri scivolano giù
Mettimi come segno sul tuo cuore
Ho bisogno di te

Sai che la sofferenza d’amore non si cura
Se non con la presenza della sua figura
Baciami con la bocca dell’amore
Raccoglimi dalla terra come un fiore
Come un bambino stanco ora voglio riposare
E lascio la mia vita a te

Tu mi conosci, non puoi dubitare
Fra mille affanni non sono andata via
Rimani qui al mio fianco sfiorandomi la mano
E lascio la mia vita a te

Sai che la sofferenza d’amore non si cura
Se non con la presenza della sua figura
Musica silenziosa è l’aurora
Solitudine che ristora e che innamora
Come un bambino stanco ora voglio riposare
E lascio la mia vita a te

Mi manca la presenza della sua figura

La sua figura

Sono le interpretazioni di Giuni Russo – facilmente visibili in rete – a stritolare il cuore: ciò che è soave si mescola al feroce; la tenerezza sa di chiodi sulla lingua; reliquiario di acuti ci invoca. La donna che sapeva teatralizzarsi e travestirsi, giocando al pop colto, ora sta sul bocciolo della mistica, giunge a una purezza che annienta gli applausi, il diorama dello ‘show’ – stordisce, invece, costringe al silenzio, Giuni.

tratto da “Mettimi come segno sul tuo cuore. Per Giuni Russo”, Pangea 7/09/2024

“Il mondo discografico oggi è una guerra. Manda gli artisti in prima linea, soprattutto se giovani e ancora in forze, e li fa bombardare spietatamente per poi ucciderli e sostituirli appena possibile ,riempiendo le fosse comuni della Rete di promesse mancate. Gli stessi artisti, peraltro, sono contentissimi di essere carne da cannone: appena vedono la lucente banconota sarebbero capaci di farsi saltare sulle mine antiuomo del consenso di massa senza battere ciglio. In questo clima suicida, difficile pensare a una qualche resistenza: le nuove leve in futuro probabilmente non avranno i loro partigiani a cui portare fiori. Il 13 settembre, invece, noi celebriamo la scomparsa di un’eroina caduta mentre lottava sul campo della musica, il cui esempio è faro nella notte di questi giorni. Stiamo parlando di Giuni Russo, l’amazzone della musica “leggera” italiana”.

tratto da “Giuni Russo, la sua vita e la sua arte come un’ode infinita alla libertà” di Demented Burrocacao, Rolling Stones 13/09/2019