Chiedo ascolto a tutti gli esseri divini,
supremi e infimi, figli di Heimdallr.
Vuoi tu, Padre dei Caduti, che ti racconti
di cose passate, delle più antiche che ricordo?
Dei giganti ho memoria, nati nel tempo che fu,
quelli che in giorni remoti mi crebbero e nutrirono.
Di nove mondi ho memoria: nove prime madri,
e un potente giudice sotto la terra.
In principio, nel tempo che fu, era il nulla:
né sabbia, né mare, né gelide onde.
La terra non esisteva, e nemmeno il cielo:
soltanto un abisso si apriva: neanche un filo d’erba.
La terra non partorì neppure i figli di Borr,
che crearono l’ameno regno di mezzo,
e il sole splendeva da sud sulle pietre;
poi la terra si coprì di verdi foglie.
Il sole rotolò da sud con suo fratello, la luna,
e stese obliqua la mano sui confini del cielo:
il sole non sapeva dov’era il suo seggio,
la luna non sapeva dov’era la sua vela,
le stelle non sapevano dov’era la loro casa.
Canto della Veggente
dall’Edda poetica citato in Styrbjörn. Il grande vichingo di E.R. Eddison, ed. Fanucci