La notte del 1 agosto 367 d.C.

Secondo i rapporti ufficiali questo accadde l’ora prima dell’alba nella prima notte di agosto nell’anno del Signore 367.
Il bastione di confine noto come Vallo di Adriano nel nord della Britannia fu travolto da una federazione di tribù ostili di Pitti della Caledonia, aiutati ad est da un’invasione dal mare di Sassoni e da ovest da un’analoga invasione di Scoti dall’Ibernia. Questo è tutto. Gli storici romani non sprecano molta eloquenza per descrivere le disfatte di Roma.
Comunque sia le dimensioni del disastro erano terrificanti. Il Vallo di Adriano era lungo ottanta miglia. In nessun punto era alto meno di quindici piedi e per tutta la sua lunghezza correva un fossato profondo dieci piedi e largo trenta. A ogni miglio c’era un fortino di guardia, e tra un fortino miliario e l’altro c’erano due torrette di segnalazione, oltre a una serie di sedici forti o castella, ospitanti una guarnigione e posti a distanza di circa sei miglia uno dall’altro.
Il Vallo era difeso stabilmente da una forza di non meno di tremila uomini, a volte forze regolari ausiliarie di fanteria, a seconda della situazione locale e della disponibilità di uomini, ma soprattutto di coscritti locali, coloni e mercenari. Sempre mercenari. E tutto collassò in un’ora in quella nera notte di agosto.
La dimensione, il coordinamento temporale e la rapidità dell’operazione sono difficili da visualizzare, ancor più da descrivere.
Io sono arrivato a farmi un quadro degli eventi – un quadro personale e probabilmente falsato – solo molto tempo dopo, confrontando le testimonianze oculari dei pochi sopravvissuti che incontrai nel corso degli anni successivi.
Senza eccezione tutti quegli uomini erano ancora stupefatti, sconcertati e confusi anni dopo quella notte.
Erano anche stupiti di essere sopravvissuti e ognuno di loro riusciva a ricordare solo la propria reazione agli eventi, e le circostanze immediatamente legate alla propria situazione.

tratto da La pietra del cielo di Jack Whyte, ed. Piemme