Mi basta morire sulla mia terra
essere sepolta in essa
sciogliermi e svanire nel suo suolo
e poi germogliare come un fiore
colto con tenerezza
da un bimbo del mio paese.
Mi basta rimanere
nell’abbraccio del mio paese
per stargli vicino, stretta,
come una manciata
di polvere
un ramoscello di prato
un fiore.
“Mi basta” di Fadwa Tuqan
Fadwa Tuqan nasce il 1° marzo 1917 a Nablus, città della Palestina che corrisponde all’attuale Sichem, situata in Cisgiordania. Divenuta una delle voci più note e apprezzate della poesia araba contemporanea, Fadwa Tuqan vive un’esistenza caratterizzata da indicibili dolori, sin da quando scopre di essere frutto di una gravidanza non desiderata. Il padre, dispotico e severo, non le permette di proseguire gli studi, motivo che spingerà Fadwa Tuqan ad inaugurare un centro di studi sulla situazione delle donne a Nablus.
È il fratello Ibrahim ad iniziare la giovane alla poesia: le insegna le regole della prosodia araba tradizionale e le fa conoscere i grandi poeti arabi. Così Fadwa inizia a muovere i primi passi nel mondo della poesia. I suoi primi componimenti sono delle elegie funebri, che condensano i temi romantici dell’amore, la natura, la tristezza, la solitudine.
Le molteplici raccolte di poesie pubblicate in arabo vengono tradotte in diverse lingue, fra cui l’inglese, il francese e l’italiano. Sono molti i premi che intanto Tuqan vince grazie ai suoi versi. Nel 1960 si trasferisce in Inghilterra, dove studia per due anni lingua e letteratura inglese. Torna poi a Nablus.
A partire dal 1967, anno in cui ha luogo la Guerra dei Sei Giorni, Fadwa Tuqan diventa una poetessa impegnata: tutta la sua produzione, che prima era intima e personale, adesso è volta alla resistenza e alle tematiche legate alla guerra. Fadwa Tuqan muore il 12 dicembre 2003, all’età di 85 anni. Le autorità palestinesi ne hanno annunciato la morte con queste parole: “Annunciamo la morte della grande poetessa della Palestina, un talento innovativo e originale, figlia di Nablus, montagna di fuoco; figlia della Palestina, educatrice, combattente per la giustizia, icona culturale, eccezionale figura della letteratura e vincitrice della medaglia della Palestina: la poetessa Fadwa Tuqan”.
tratto da “Mi basta” di Fadwa Tuqan, la poesia che sogna un futuro di pace di Salvatore Galeone, Libreriamo
Nell’immagine un panorama di Nablus fondata dai romani nel 72 d.C come Flavia Neapolis, Città nuova, dall’imperatore Flavio. Fu il più rilevante nucleo commerciale della Samaria famoso per la produzione di lane, olio e saponi,. Gli arabi la conquistarono nel 636 d.C. e la chiamarono Nablus. Negli anni delle crociate venne invece chiamata Napoli, e fu distrutta dai crociati stessi per essere ricostruita dagli arabi. Quella che una volta fu la Napoli mediorientale oggi è gemellata con l’omonima città italiana.
E’ conosciuta anche come Sichem (in ebraico שכם, Šəḫem, in aramaico Sicar) un’antica città oggi sito archeologico nei pressi di Nablus.
Sichem compare con il nome di Sekmen nelle iscrizioni del faraone Sesostris III che riportano della presa della città nel corso di una spedizione militare organizzata intorno al 1870 a.C. per contenere le incursioni dei nomadi. Fu capitale del Regno di Israele dopo la separazione dal regno di Giuda. Nell’Antico Testamento a Sichem Dio appare ad Abramo (Gn 12, 6-7) e la città è citata come luogo di sepoltura del patriarca Giuseppe. È il luogo ove, terminato l’Esodo, le dodici tribù d’Israele vennero convocate da Giosuè per rinnovare l’alleanza con Dio prima di entrare nella Terra promessa. (Giosuè 24).
A Sichem sorgeva il pozzo di Giacobbe dove Gesù incontrò la samaritana (Gv 4,23). (Joker70)