Non esiste l’accademia

Qual’è il tuo approccio all’insegnamento? e come mai la film factory di Sarajevo, per la quale hai speso molte energie, è fallita?

Intanto bisogna evitare l’atteggiamento accademico. Non esiste l’accademia. Non più. Siamo nel 21° secolo, tutti pendono da internet. Molti accademici sono presi nei loro ruoli gerarchici. Ma oggi non esiste più la gerarchia. Le cose avvengono parallelamente, e questo è il motivo per cui non posso giudicare se una cosa è bella o meno. Se una cosa ti piace, semplicemente prendila. Se non vi piacciono le mie cose, lasciatele perdere. Con questo fottuto internet non abbiamo un ordine regale. Puoi andare nei posti dove piaci o in altri dove vieni ignorato. Nella mia scuola a Sarajevo non c’erano lezioni. Invitavo i miei amici registi da tutto il mondo e chiedevo loro semplicemente di fare dei workshop. Loro venivano anche se non potevamo pagarli. E invitavo anche degli attori come Tilda Swinton, Gael García Bernal, Juliette Binoche. Venivano tutti perché c’era un bello spirito. I giovani si trovavano bene e lavoravano insieme. Non davamo crediti universitari. Abbiamo fallito proprio per questo. Non facevamo curriculum. Eravamo fuori dal processo di Bologna e dagli standard europei di educazione. Che sono sicuramente buoni per la matematica, ma un orrore per l’arte. Quando venne un’ispezione ministeriale, i nostri studenti stavano lavorando, sì, ma in che modo? Apichatpong Weerasethakul li aveva portati nella foresta per la meditazione. E Tsai Ming-liang insegnava loro a preparare i ravioli cinesi. Carlos Reygadas li portava a nuotare. Gael García Bernal organizzava una squadra di calcio per giocare con i ragazzi di strada di Sarajevo, i quali ovviamente vincevano sempre. Faceva tutto parte del fare cinema, rifiutando l’insegnamento.

Béla Tarr, “Quando Tsai ci insegnò a cucinare i ravioli”, Quinlan 1/12/2022