Il nome di Anna Bianchini, senese, compare spesso nei documenti legali dell’epoca. Figlia di cortigiana, Annuccia era a sua volta una prostituta di basso rango, di corporatura minuta, bella e dai capelli castano-rossi e lunghi, che batteva per strada concedendosi a bottegai, macellai e osti. Avviata al mestiere sin dai 12 anni, condusse una vita ai limiti della sopravvivenza e fu continuamente vittima di violenze ed angherie, come attestano i verbali della polizia di quartiere. A sua volta, era assai incline a spernacchiare, insultare e menar le mani, soprattutto ad azzuffarsi con le sue colleghe e rivali. All’occorrenza, era pronta a usare il coltello. Dai verbali risulta che un testimone la appellò come una «frustata»: far frustare le prostitute e portarle in processione per la città sul dorso di un asino era un deterrente voluto da papa Clemente VIII per imporre la morale pubblica. È assai probabile che Annuccia ne sia stata vittima. Proprio la condizione di miserabile e la bellezza non convenzionale di questa donna conquistarono il cuore e soprattutto gli occhi di Caravaggio.
…Caravaggio non dipinse una prostituta spacciandola poi per Maddalena ma fece esattamente il contrario. La santa, secondo la tradizione, era stata una meretrice pentita e il pittore, invece che raffigurarla come una principessa, la volle mostrare con spirito di verità, e così prese a modello una vera cortigiana. D’altro canto, e questo è il contributo rivoluzionario dell’artista, Maddalena non è qui presentata nella sua condizione di santità ma ancora in quella di peccatrice, al momento del pentimento: perché, sostiene Caravaggio, i santi non nascono tali ma lo diventano per fede e a seguito di una scelta vocazionale. Tutti possono diventare tali, anche e soprattutto gli ultimi, i diseredati, gli abietti, che sono i più amati da Dio.
tratto da Le donne di Caravaggio 1: Annuccia di G. Nifosì, Arte svelata 5/12/2022