Quando affronta il tema della religione e della spiritualità, descrive la musica come «il più potente indicatore che dev’esserci qualcos’altro, qualcosa di inspiegato, poiché ci consente di accedere ad autentici momenti di trascendenza». Una sorta di argomento contro l’ateismo?
«La mia fede in Dio è una questione un po’ complicata. Sono pieno di dubbi, ma anche di convinzioni. Vivo in uno spazio tra la fede e lo scetticismo. Il processo creativo – specie la creazione originale, che per me consiste nello scrivere parole e musica – può sembrare un lavoro duro e in generale lontano da qualsiasi forma di spiritualità. Un lavoro angosciante, debilitante e solitario. Tuttavia, ci sono momenti, improvvisi e disorientanti, in cui lo spirito si libera, in cui io vengo sollevato dalla mia sensazione di inadeguatezza e mi ritrovo a volare estasiato per la stanza come un folle che ridacchia. Non si tratta solo del processo creativo, ma della vita in generale. Viviamo quotidianità ordinarie, ma tutt’intorno a noi ci sono intuizioni, sensazioni e sussurri di qualcos’altro. Questi piccoli suggerimenti, pronunciati sottovoce, sono sufficienti per farmi sentire che esiste un’alterità enigmatica da sperimentare, ed è lì che si trova il mio credo».
…Dopo una perdita, c’è spesso il desiderio di tramutare il dolore in qualcos’altro. Crede di averlo fatto? Di avere trasformato il dolore in performance, in arte, per riuscire a comprenderlo e controllarlo?
«Bella domanda. Non ho mai pensato alla performance in questi termini. Ma probabilmente ha ragione: la sofferenza è una condizione dell’essere e non c’è molto spazio per la sua espressione nel mondo terreno. Secondo me, la performance, il fare arte, l’usare l’immaginazione, sono atti spirituali. Sono luoghi, come il dolore, in cui ci trasformiamo. In questo senso il mio pubblico mi ha aiutato enormemente. Il mix di stima e preoccupazione che ho sentito intorno a me è stato travolgente. Un balsamo per l’anima».
tratto da “Nick Cave, anche il dolore ha la sua eleganza”, intervista con Nick Cave di Amanda Petrusich, Vanity Fair 18/05/2023