All’applauso scrosciante del pubblico si unirono i membri dell’orchestra, che cominciarono a battere sui loro leggii. Imbarazzato, convinto di essere una nullità al servizio di Alban Berg, l’australiano trovava insensato che acclamassero lui, semplice interprete. Salutò quindi maldestramente, ma persino la sua goffaggine era aggraziata.
Costretto ad alzarsi per imitare gli altri orchestrali che, in piedi, acclamavano Axel, Chris si guardò in giro mordendosi le labbra: il violinista era riuscito a far sì che un ignorante pubblico di bagnanti, vacanzieri e autoctonisi entusiasmasse per un’opera dodecafonica! Alla terza ovazione quell’exploit gli divenne intollerabile: sgaiattolò tra gli esaltati, lasciò l’auditorium improvvisato a cielo aperto tra le palme e riprese la via della propria tenda.
…”Lo so, tu e Axel siete due opposti. Uno suda e l’altro sorride. Uno lottatore e l’altro zen. Tu concepisci la vita come una battaglia. Axel procede come se il pericolo non esistesse”.
Paul Brown studiò Chris. Diciannove anni, occhi scuri, folta capigliatura fulva, boria da figlio viziato e solido corpo senza storia, Chris esibiva degli occhiali da poeta e una barba a punta, virile, rifilata a forbice, come a pretendere di essere trattato con il rispetto dovuto alla maturità.
“Chi dei due ha ragione?” chiese il pianista.
“Tu, ho paura”.
“Ah…”.
“Sì. Non a caso sono americano, piccolo Cortot. Innocenza e fiducia sono belle cose, ma inadeguate al nostro mondo. Se per iniziare una carriera bisogna possedere talento, per realizzarla ci vogliono determinazione, ambizione e grinta. Tu hai la mentalità giusta!”.
“Ah! Quindi secondo te suono meglio di Axel?”.
“Non ho detto questo. Nessuno suonerà mai meglio di Axel. Ma credo che tu farai più strada di lui”.
L’osservazione nascondeva una palese riserva, per non dire condanna, ma Chris decise di recepire solo il complimento.
Paul Brown si batté una mano sulla fronte.
“Caino e Abele!” esclamò divertito. “Se dovessi ribattezzarvi vi chiamerei così. Due fratelli dai caratteri opposti: Caino il duro e Abele il tenero”.
tratto dal racconto Concerto in memoria di un Angelo di Eric-Emmanuel Schmitt, ed. E/O