Che cosa possiede il continente noto come Africa che il resto del globo, o una sua gran parte, non abbia già in sovrabbondanza? Naturalmente non possiamo limitarci a considerare beni materiali o inerti – come risorse minerarie, località turistiche, punti strategici – senza dimenticare la secolare destinazione del continente a vivaio di esseri umani per fornire manodopera a basso costo ad altre società, orientali e occidentali. Ma esistono anche beni dinamici: i modi di vedere, di rispondere, di adattarsi o semplicemente di fare, che variano da popolo a popolo, nonché le strutture dei rapporti umani. Tutto ciò costituisce potenzialmente oggetto di scambio – non negoziabile come il legname, il petrolio o l’uranio, ma nondimeno riconoscibile come qualcosa che definisce il valore umano di un popolo – e potrebbe contribuire concretamente alla risoluzione dei problemi di comunità lontane, o addirittura alla sopravvivenza del pianeta, se solo fosse conosciuto o si potesse valorizzare in maniera adeguata.
…In fondo, però – ed è una cosa più interessante del singolo caso di indottrinamento razzista, o anche degli elogi sentimentali – il punto è un altro: molto semplicemente, la storia ha sbagliato. Le dichiarazioni secondo cui l’Africa è già stata esplorata sono avventate come le notizie della sua morte imminente. Un’indagine davvero illuminante sull’Africa deve ancora avere luogo e non finge di accadere neanche nelle pagine di questo libro, che si limita a raccogliere qualche seme fecondo abbandonato sull’aia dell’esistenza africana nel suo complesso. Spero che da questi semi nasca una nuova stirpe di esploratori per la corsa alla necessaria Età della Comprensione Universale, ispirata dall’Africa.
Tratto dalla prefazione all libro Dell’Africa di Wole Soyinka
Soyinka racconta l’Africa da scoprire. 8 capitoli che toccano religione e storia, politica ed economia, Ansa 31/08/2015