Accidenti, è un buster!

Keaton è nato in una famiglia di vaudeville a Piqua, Kansas, il villaggio dove si trovava sua madre, Myra Keaton (nata Cutler), quando è entrata in travaglio. Fu chiamato Joseph per continuare la tradizione da parte di suo padre: era il sesto consecutivo a dare alla luce il nome Joseph Keaton, e Frank per il nonno di sua madre. Suo padre era Joseph Hallie “Joe” Keaton che aveva uno spettacolo viaggiante chiamato Mohawk Indian Medicine Company, che eseguiva per commercializzare medicinali brevettati. Sembra che Keaton ottenne il soprannome Buster all’età di 18 mesi. Dopo che il bambino cadde e rotolò lungo delle scale senza ferirsi un amico del padre di nome George Pardey disse: “Accidenti, è un buster!”.
Successivamente il padre di Keaton iniziò a utilizzare il soprannome per chiamare il bambino. Keaton ha raccontato la storia nel corso degli anni. Nella rivisitazione di Keaton aveva 6 mesi quando è successo il caso e fu Harry Houdini a dargli il soprannome.

tratto da Buster Keaton: vita e film da vedere in Indiecinema

Personalmente trovo che l’originalità di Keaton stia anche nel suo atteggiamento di interprete, nell’assoluta impassibilità con cui si confronta con l’instabilità del mondo intorno a lui.

Fai attenzione, però: Keaton non è impassibile, semplicemente adotta un registro interpretativo molto diverso rispetto a quello di Chaplin o di Harold Lloyd. La sua recitazione è astratta, perché riduce ai minimi termini i movimenti del volto (lo sbattere delle palpebre, ad esempio) e i gesti (la mano sopra gli occhi per scrutare l’orizzonte). La malinconia o l’ansia esistenziale che puoi trovare in alcuni momenti del suo cinema non è data dal fatto che Buster non sorrida mai, bensì – ancora una volta – dal suo mettere in discussione le consuetudini degli spettatori. In Sherlock Jr. Buster corteggia la fidanzata sbirciando le mosse della coppia di amanti sul grande schermo… ma così facendo guarda direttamente noi, il suo pubblico. Oggi come allora, lo sguardo in macchina di Keaton rimane un occhio che (ci) interroga.

tratto da Una conversazione con Francesco Ballo/Keaton: l’occhio che interroga in Doppiozero 13/02/2014

Francesco Ballo è autore di Il cinema di Buster Keaton. Sherlock Jr., edito da Falsopiano

L’immagine è tratta dal film Go West! del 1925 (Io e la vacca in italiano) nel quale il genio di Buster Keaton realizza una splendida parodia del genere western “fondativo” del cinema e del mito americano. Un giovanotto spiantato (si chiama Friendless cioè Senza amici) arriva nel West e si trova a lavorare come cowboy per conto di un allevatore e della figlia. La rude vita di frontiera non fa per lui e come sempre Keaton ne combina di tutti i colori ma si fa un’amica speciale: una simpatica, dolce mucca chiamata Brown Eyes.
Ed è proprio l’interazione con gli animali uno dei segreti del film: Buster Keaton duetta con loro trasformandoli in attori al servizio delle gag e quindi co-protagonisti del film.
Negli anni in cui il Western iniziava la sua ascesa creando nella Frontiera il mito narrativo degli Stati Uniti Buster Keaton crea un western animalista.
Proprio vero quel che disse l’amico del padre dandogli il soprannome che lo renderà famoso: “Accidenti, è un buster!” (Joker70)