Il terzo uomo

Era quasi buio quando Martins s’incamminò lungo la banchina del canale: sull’acqua si vedevano ancora i resti dei Bagni Diana mezzi distrutti e oltre, in distanza, la Grande Ruota del Prater, immobile sulle case silenziose. Al di là delle acque grigie si trovava la seconda Bezirk, di proprietà russa. St. Stefanskirche sparava la sua lunghissima guglia ferita nel cielo, al di sopra dell’Inner Stadt, e risalendo la Kartnerstrasse, Martins passò davanti alla porta illuminata della stazione della Military Police. I quattro della pattuglia internazionale stavano salendo sulla loro jeep. L’ M.P. russo sedeva presso l’autista (perché i russi s’erano installati al governo dell’ordine pubblico, proprio quel giorno, per le successive quattro settimane) e l’inglese, il francese e l’americano erano saliti dietro. Il terzo whisky cominciò a salire al cervello di Martins ed egli si ricordò la ragazza di Amsterdam, la ragazza di Parigi; la solitudine lo seguiva, al fianco, lungo il marciapiede affollato. Oltrepassò l’angolo della strada dove si trovava il Sacher’s Hotel e proseguì oltre. La situazione, in quel momento, era nelle mani di Rollo, e questi si diresse verso l’unica ragazza che conosceva a Vienna.

tratto da Il terzo uomo di Graham Greene, ed. Mondadori

“Graham Greene è attentissimo nell’esplorare le psicologie dei suoi personaggi, e li immerge in storie sinistre, che generano individui divisi tra il be-ne e il male, esseri colpevoli carichi di umanità. Ma il suo modo di narrare è sempre in bilico fra il tragico e il grottesco, tra la cronaca e la pietà: usa il distacco dell’ironia per suscitare partecipazione emotiva. Viaggiatore, inviato di guerra, agente segreto, le sue storie, variegate di noir, spionaggio, sospetto, hanno sempre l’aroma della realtà ben conosciuta. Ma il sigillo di Graham Greene sta nelle atmosfere che rievoca: e questa cupa Vienna disastrata, che si incarna nella disperazione di un uomo, mentre un altro uomo osserva senza battere ciglio, è rimasta una delle immagini che meglio rappresentano e raccontano il Novecento”.

dall’introduzione a Il terzo uomo, ed. Mondadori

Il terzo uomo (The Third Man) è un film del 1949 diretto da Carol Reed, vincitore del Grand Prix per il miglior film al 3º Festival di Cannes. La sceneggiatura di uno dei più famosi noir della storia del cinema vide all’opera Carol Reed, Graham Greene e Orson Welles che ebbe la parte di Harry Lime nel film dove recitano anche Joseph Cotten e Alida Valli.
Memorabile anche il motivo che accompagna Harry Lime, creazione di Anton Karas e del suo zither (cetra da tavolo).
Graham Greene durante la stesura scrisse un racconto col medesimo titolo che fu pubblicato l’anno dopo l’uscita del film.

“The Third Man è il film emblematico di un’Europa disorientata, sconvolta dalla Seconda guerra mondiale, che cerca i propri punti di riferimento lungo le strade della Guerra fredda. È la visione romanzesca di un mondo devastato di cui, nello stesso periodo, ma a Berlino invece che a Vienna, Billy Wilder offre la satira in Scandalo internazionale mentre Roberto Rossellini ne riflette la disperazione in Germania anno zero. [..] Il film segna il trionfo dello scrittore Graham Greene che firma la storia originale per lo schermo prima di pubblicarne il romanzo, del direttore della fotografia Robert Krasker che adatta al cinema inglese l’estetica espressionistica del noir, e soprattutto di Carol Reed che passa senza sforzo apparente dal grottesco al malinconico. E poi c’è Orson Welles, che due anni prima aveva firmato con il produttore Alexander Korda un contratto per tre film da realizzare e/o interpretare. Seguono vari progetti, nessuno dei quali va in porto, finché Korda propone a Welles il ruolo di Harry Lime, […] il personaggio decisivo, colui di cui parlano tutti gli altri anche quando non è presente sullo schermo. La sua sarà in effetti una creazione memorabile, un angelo caduto cinico e miserabile. Un doppio ambiguo che gli resterà incollato per una decina d’anni, sia alla radio sia alla televisione”. (Jean-Pierre Berthomé)