Shakespeare and Company

A quei tempi non c’erano soldi per comprare libri. I libri li prendevi in prestito alla biblioteca circolante della Shakespeare and Company, che era la biblioteca e libreria di Sylvia Beach al 12 di rue de l’Odeon. In una via fredda e spazzata dal vento, era un posto simpatico, caldo e accogliente con un grande camino in inverno, tavoli e scaffali di libri, libri nuovi in vetrina, e al muro fotografie di famosi scrittori, sia morti che viventi. Le fotografie avevano tutta l’aria di istantanee e anche gli scrittori morti avevano l’aria di essere stati vivi davvero. Sylvia aveva un viso vivace, finemente scolpito, occhi castani vivi come quelli di un animaletto e allegri come quelli di una ragazzina, e capelli castani ondulati che portava spazzolati all’indietro sulla bella fronte e tagliati sotto le orecchie e all’altezza del colletto della giacca di velluto castano che indossava. Aveva delle belle gambe ed era gentile, disponibile e interessata, e le piaceva fare scherzi e spettegolare. Non ho mai conosciuto nessuno che sia stato più gentile con me.

Ero molto timido quando sono entrato per la prima volta in libreria e non avevo con me abbastanza soldi per iscrivermi alla biblioteca circolante. Lei non mi conosceva e l’indirizzo che le avevo dato, rue Cardinal Lemoine 74, non avrebbe potuto essere più misero. Ma lei era deliziosa e affascinante e ospitale e dietro di lei, alti fino al soffito e sconfinanti nel retrobottega che dava sul cortile interno dell’edificio, vi erano scaffali e scaffali con i tesori della libreria.
Cominciai con Turgenev e presi i due volumi di Memorie di un cacciatore e un vecchio libro di D.H. Lawrence. Credo fosse Figli e amanti, e Sylvia mi disse di prendere altri libri se volevo. Scelsi la traduzione di Constance Garnett di Guerra e pace, e Il giocatore e altri racconti di Dostoevskij.
“Non tornerà qui molto presto se legge tutta questa roba” disse Sylvia.
“Passerò a pagare” dissi io. “A casa ho un pò di soldi.”
“Non volevo dir questo” disse lei. “Paghi quando le fa comodo.”
“E Joyce quando viene?” chiesi.
“Se viene, di solito è al pomeriggio molto tardi” disse lei.

tratto da Shakespeare and Company di Ernest Hemingway, uno dei racconti presenti in Festa mobile, ed. Mondadori, premessa di Patrick Hemingway, a cura e con un’introduzione di Sean Hemingway
nell’immagine Hemingway e Sylvia davanti a Shakespeare and company

“L’avventura di Shakespeare and Company comincia al numero 8 di rue Dupuytren, non lontano dal boulevard Saint-Germain. È il 19 novembre 1919. La Grande Guerra si è conclusa un anno prima e Parigi si sta risollevando lentamente. I bombardamenti tedeschi hanno causato quasi trecento morti. Il Parisgeshütz ha seminato il terrore con i suoi proiettili da novantaquattro chili, lanciati dalla foresta di Coucy sulla città.
A gennaio, la Conferenza di pace si è sforzata di ridisegnare gli equilibri dell’Europa. Gli Stati Uniti hanno approvato un emendamento che proibisce la produzione e la vendita di alcolici: entrerà in vigore l’anno successivo. L’architetto Walter Gropius ha fondato la Bauhaus.
È in questo contesto storico che, nei locali di una vecchia lavanderia-stireria, la trentaduenne Sylvia Beach apre la libreria dei suoi sogni. Una libreria americana a Parigi, che nel progetto iniziale avrebbe dovuto essere una libreria francese a New York.”

tratto dal blog Frammenti di Parigi
post completo Shakespeare and Company, nascita di un mito

Shakespeare and Company libreria indipendente oggi si trova a Parigi al 37 rue de la Bûcherie