“Quando ci incontrammo [all’hotel Savoy a Losanna] per la prima volta, mi confidò una singolare avventura che gli era capitata a Monaco intorno al 1916. Immaginatevelo, quasi timido, appassionato, esitante, vibrante come un pioppo attraversato dal vento, che racconta quanto segue:
A Monaco di Baviera durante la guerra, dopo la smobilitazione, uscivo a volte all’imbrunire per passeggiare nel mio quartiere. Le strade erano buie e tristi; non c’era traffico. Un giorno, mentre camminavo, vidi un paio di donne venire verso di me dall’ombra, una coppia di donne che mi colpì per la sua diversità e la sua singolarità. C’era una vecchia signora, tutta vestita di nero, con il viso devastato e gli occhi rossi di lacrime. All’inizio ho visto solo lei. E, di fronte a un lutto così recente, non ho potuto fare a meno di pensare che fosse una madre il cui figlio era appena morto in una battaglia recente. Ma l’altra donna! Quella che camminava rigorosamente accanto alla vecchia e che non era vestita di nero! Non era vestita come una persona che voleva uscire; no, lei aveva un corpetto di pilou – si dice così in francese? – e una gonna marrone. Niente sui capelli. Una borghese non esce così per strada, o almeno non lo faceva a quei tempi.
E mentre mi avvicinavo a loro, mi accorsi con stupore che la donna con i capelli accompagnava devotamente l’altra, ma che l’altra sembrava non vederla. Non girava la testa verso di lei, né le parlava. Così scortata, lei era sola, sola con l’insormontabile solitudine di tutte le donne in lutto.
Mi avvicinai a loro, gradualmente, e all’improvviso, quando fui molto vicino, vidi che la ragazza con i capelli era scomparsa. Non era potuta scappare, non era né davanti né dietro; aveva semplicemente cessato di essere percepibile alla mia vista e compresi allora che la donna in lutto non sapeva che la sua compagna fosse lì, che non l’aveva riconosciuta nel suo breve passaggio, e che era questa ragazza che lei aveva perso e che stava piangendo e che di tanto in tanto vegliava su di lei, senza che lei lo sapesse.
Chi non avesse letto I Quaderni di Laurids Brigge avrebbe potuto sorridere o prendere Rilke per un pazzo. Ma io capii, in quel momento, che quella storia era rigorosamente vera e che Rilke apparteneva a quella razza di poeti per i quali l’invisibile è solo la parte in ombra del visibile, ancora distinguibile come, nelle limpide notti d’estate, si discerne l’intero globo lunare, accanto alla mezzaluna”.
da La dernière amitié de Rainer Maria Rilke di Edmond Jaloux in “Dietro di lui c’era un abisso, un lungo tunnel pieno di preghiere e incubi”. Edmond Jaloux su Rainer Maria Rilke: un ritratto inedito”, Pangea News 1 luglio 2023