Quando imparerai a camminare, avrò una dimostrazione quotidiana di quanto il nostro rapporto sia asimmetrico. Non farai altro che correre dappertutto, e ogni volta che sbatterai contro lo stipite di una porta o ti sbuccerai un ginocchio, mi sembrerà di soffrire insieme a te. Sarà un pò come allevare un arto vagante, un’estensione di me stessa i cui nervi sensori mi trasmetteranno perfettamente il dolore, senza però che i nervi motori obbediscano a nessuno dei miei ordini. E’ così ingiusto: darò alla luce una bambola vudù di me stessa, e per di più animata. Quando ho firmato il contratto non avevo visto questa clausola. Faceva parte dell’accordo?
E poi ci saranno le volte in cui ti vedrò ridere. Come quando infilerai le mani nella rete metallica che separa il nostro cortile da quello del vicino, per giocare con il suo cagnolino. Riderai talmente tanto da farti venire il singhiozzo. Il cucciolo correrà dentro la casa del vicino e la tua risata si spegnerà a poco a poco, permettendoti di riprendere fiato. Dopodichè il cagnolino tornerà da te e ti leccherà di nuovo le dita attraverso la rete, al che strillerai e scoppierai di nuovo a ridere.
Sarà il suono più bello che abbia mai potuto immaginare, un suono che mi farà sentire come una fontana, o come una sorgente.
Se solo fossi in grado di ricordare quel suono, le volte in cui fregandotene bellamente di qualsiasi cautela rischierai di farmi venire un infarto.
tratto da Storie della tua vita di Ted Chiang, ed. Frassinelli