“Guarda Anna che io mi ricordo tutto, mi ricordo di quando mi sorridevi e di quando ti sorridevo io a te, poi mi ricordo di quando mi camminavi davanti e io dietro, e anche di quando ti camminavo davanti a te. A volte succedeva che si camminava fianco a fianco…incredibile”
Stregati (1986)
“Quando Dio creò l’Universo era a casa sua nel tinello, non sapeva icchè fare. C’aveva tutti i mondi messi lì, tutte stelle pianeti messi male e disse: bisogna ci pensi a questa cosa, prima o poi bisogna la risolva questa storia quì. Gli venne l’idea! Prese la stecca in mano, si mise sul panno verde, studiò il colpo…ah già era mancino…si mise così, con tutti gli angeli a guardarlo…tirò e “toc, frrrrrr”…e creò l’Universo”
Io, Chiara e lo Scuro (1983)
“Ah, Maria. Beh, Maria m’ha lasciato… perché a un certo punto l’omo deve piglià la sua decisione. E io ho deciso, cioè ho deciso che lei mi lasciasse. Le ho detto: “Lasciami!”. E lei m’ha lasciato. M’ha lasciato, però l’ho deciso io”
Madonna che silenzio che c’è stasera (1982)
In fondo, più ancora che la comicità, è stata quella della tenerezza, della commozione la sua cifra. La sua figura magra, i suoi riccioli, la sua giacchetta di velluto a costine troppo larga, il suo girovagare nei primi film – nelle strade di Prato in Madonna che silenzio c’è stasera del 1982, una Prato notturna e disadorna, mai tanto valorizzata dal cinema – fanno correre il pensiero a colui che forse era uno dei modelli inconsapevoli della sua figura: Charlie Chaplin. Tutti e due soli, tutti e due con una sorta di sgualcita eleganza, tutti e due alla ricerca continua dell’amore, e impegnati a sfuggire alle trappole della vita.
Era il grande cinema americano il modello di Francesco Nuti, anche in un film come Casablanca Casablanca, dove Francesco incontra Giuliana de Sio in un locale di Casablanca che si chiama, guarda un po’, Rick’s Bar.
Non è stato il nostro Humphrey Bogart, forse non è stato neanche il nostro Chaplin. Ma è stato il nostro Francesco Nuti, struggente e vero come noi, infantile e a tratti prepotente, ferito e solitario, romantico e sbruffone, coraggioso e spesso sconfitto. E noi lo amiamo così.
Una testimonianza preziosa questa che il regista e autore toscano regala al suo pubblico, che tanto affetto ha continuato a dimostrargli in rete in tutti questi anni difficili, che hanno purtroppo contribuito a far parlare più dell’uomo Nuti e della sua personalissima via Crucis che dell’artista, che pure ha dato tantissimo al nostro cinema. Sarebbe molto triste se le nuove generazioni non lo conoscessero. Forse è anche per questo che ho sempre continuato a citarne le tante battute, le situazioni o i dialoghi tanto paradossali da entrare subito nella memoria, come quello sugli insaccati rapportati ai partiti politici. Per ricordare e far ricordare che c’è stato un signore che un tempo incassava come e più dei blockbuster americani e che seppe inventarsi un mo(n)do tutto suo di fare cinema e spettacolo. E se non volete credere a me, leggete allora cosa ebbe modo di dire al riguardo il decano dei critici italiani Gian Luigi Rondi, recensendo nel dicembre 1985 su Il Tempo la deliziosa fiaba moderna Tutta colpa del Paradiso: “A differenza di Casablanca, forse, non è questa la regia di Nuti che più mi convince, ma mi trova invece consenziente fino in fondo il suo modo di recitare, la sua sincerità totale e, nello stesso tempo, la sua sapienza nel costruirsi ed inventarsi; con modi ed accenti ora tutti umanissimi ora, appunto, una nota sopra la realtà e la cronaca, quasi alla stregua di un ‘Pierrot lunaire’. Seguite le sue pantomime (mi ha ricordato Barrault e Marceau), ascoltate il suo parlar dentro, senza nessi né logica, verificate le sue altalene fra umorismo e rassegnazione (tra farsa e dolore, addirittura) e non potrete fare a meno di riconoscere che, forse più di prima, in lui il cinema italiano ha un attore di qualità straordinarie”.
Fabio Migneco in Francesco Nuti pubblica la sua autobiografia: SONO UN BRAVO RAGAZZO Andata, caduta e ritorno