“Forse quello che intendo dire è che sebbene sentiamo di muoverci in avanti, a mio parere ci muoviamo sempre in modo circolare, con al seguito tutto ciò che amiamo e ricordiamo, e portando con noi tutti i nostri bisogni e desideri e ferite, e tutti coloro che in noi si sono riversati e ci hanno reso chi siamo, e tutti i fantasmi con cui viaggiamo. È come correre verso Dio, ma quell’amore di Dio è anche il vento che ci sospinge, è impeto e destinazione, e risiede in chi è vivo come in chi è morto. Ci muoviamo attorno e attorno, incontrando le stesse cose, ancora e ancora, ma dentro questo movimento accadono eventi che ci cambiano, che ci annichiliscono, che spostano la nostra relazione con il mondo. È questo vicendevole moto circolare che si fa sempre più essenziale e presente e necessario a ogni giro”.
Nick Cave da “Fede, speranza e carneficina”, con Sean O’Hagan, Ed. La Nave di Teseo
A partire dal 2015, la vita di Nick Cave è stata attraversata da diverse tragedie, la più devastante, la morte del figlio Arthur, di soli quindici anni, precipitato dalle scogliere di Brighton mentre era sotto l’effetto di una dose di LSD. A questa, si sono aggiunte la morte di un secondo figlio, Jethro (che viveva lontano, in Australia, estraneo alla vita di Cave, ma non per questo la sua morte è stata meno dolorosa), di Anita Lane, amica carissima (era stata anche la sua ragazza), della madre, e di altri amici (ricordiamo almeno il musicista Mark Lanegan).
…Siamo ancora dalle parti del mito, un po’ come la balena che risputa fuori Jona, il profeta renitente, ed è proprio la fede (passata attraverso il crogiolo del lutto) a svolgere una funzione emetica.
…Ciò che ha salvato Cave dalla disperazione è l’etica del lavoro, tema squisitamente protestante, se vogliamo. Dietro la creazione artistica si nasconde un enorme impegno a cui Cave si è sempre affidato e che riveste un potere taumaturgico. “Credo che l’arte riesca in qualche modo a riconciliare l’artista con il mondo. […] La musica può essere una forma attiva di redenzione. Può essere un modo di riportare equilibrio consegnando al mondo qualcosa d’esplicitamente buono, il meglio di noi. E, ovviamente, ciò richiede la partecipazione al mondo”.
Tratto da Fede, speranza e carneficina: la canzone più sofferta di Nick Cave. Commento critico di Nicola De Cilia