Aprire nuove Porte

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

Vangelo secondo Giovanni, 14,12

Io sono la Porta.

Vangelo secondo Giovanni, 10,7

Nel suo Vangelo Matteo paragona il Regno di Dio a un minuscolo granello di senape, intendendo con ciò che il seme del Regno di Dio è dentro ciascuno di noi. Se sappiamo come piantarlo nel terreno umido delle nostre vite quotidiane, darà frutto e diverrà un arbusto rigoglioso su cui molti uccelli potranno trovare rifugio. Ma per raggiungere le porte del Cielo non dobbiamo morire; piuttosto, dobbiamo vivere veramente. Praticare vuol dire appunto entrare in un contatto così profondo con la Vita da rendere il Regno di Dio una realtà. Non è questione di devozione, quanto di pratica. Il Regno di Dio è accessibile qui e ora. Svariati passi dei vangeli supportano questa visione. Il Padre nostro ci dice che non siamo noi ad andare verso il Regno di Dio. “Venga il tuo Regno”, recita Gesù. “Io sono la Porta”. Si descrive cioè come il tramite per la salvezza e la vita eterna, il tramite per il Regno di Dio. Essendo Dio il Figlio fatto della stessa energia dello Spirito Santo, è per noi la Porta d’accesso al Regno di Dio.
Anche il Buddha viene descritto come una Porta, come un maestro che ci indica la Via in questa vita. Si tratta di una porta cui si attribuisce particolare valore, nel buddhismo, perché ci dà accesso al Regno della Consapevolezza, dell’Amorevolezza, della Pace e della Gioia.
Ma si dice che esistano ottantaquattromila porte del Dharma, ovvero della Dottrina. Se siete abbastanza fortunati da trovare una porta, non sarebbe da veri buddhisti sostenere che sia l’unica. In realtà, dobbiamo aprire altre porte per le generazioni a venire.
L’idea di una maggior numero di porte del Dharma non dovrebbe spaventarci; semmai, dovrebbe farci paura l’idea che non se ne aprano più. Sarebbe un peccato per i nostri figli e i figli dei nostri figli, se ci ritenessimo soddisfatti delle ottantaquattromila porte già disponibili.
Ognuno di noi, con la propria pratica e la propria benevolenza, è in grado di aprire nuove porte del Dharma. La società è in perenne mutamento, la gente è in costante evoluzione, le condizioni politiche ed economiche non sono quelle dei tempi del Buddha o di Gesù. Il Buddha si affida a noi perché il Dharma continui a svilupparsi come un organismo vivente: non un Dharma stantio ma un autentico Dharmakaya, un vero e proprio “corpo dottrinale”.

Thich Nhat Hanh da “Buddha vivente, Cristo vivente” Ed. Garzanti