Le Tre Vie

Scrisse Pessoa nel poemetto In un paese d’estate del volume Il violinista pazzo:

Un giorno, quando il tempo sarà cessato,
le nostre vite s’incontreranno ancora,
libere da Luoghi e Nomi.
Non resterà altro di ciascuno di noi
che potrà sembrare naturale
in quel Giorno

Là, a quel giorno, il maestro di yoga desidera trasporci: a un punto non situato però dopo la morte, ma presente, anche se inesteso, esente da luoghi e nomi, fatto di pura attenzione.
Ma esiste un metodo diverso, triadico, che si può anche interpretare come una una classificazione di tre tipi umani: il razionale, il sentimentale, e chi è immerso in una vita da cui si sia strappata ogni teodicea.
In tre maniere distinte si accede alla liberazione.
La prima è la quiete assoluta: si oblia interamente la persona alla quale ci illudiamo di appartenere.
Il sentimento esuberante che tocchi il massimo dell’intensità anch’esso ci spinge a liberarci.
E la furia della passione al suo apice offre l’identico affrancamento.
Chi percorre una sola delle tre vie rifiuta di ammettere le altre: chi pensa in modo rigoroso esclude che la piena dei sentimenti porti alla stessa meta e ancor più che la passione scandalosa conduca esattamente, con altrettanta efficacia, dove egli si trova.
Ma nell’insieme delle sue filosofie l’India impartisce l’istruzione necessaria per ammettere tutt’e tre le strade alla liberazione.

Elémire Zolla, Le Tre Vie Ed. Adelphi