La nostra pratica si basa sulla comprensione profonda della non-dualità. I sentimenti, sia negativi che positivi, sono organici e appartengono alla stessa realtà. Non occorre alcuna lotta, dunque: occorre soltanto abbracciare e curare. Nella tradizione buddhista meditare non significa trasformarsi in un campo di battaglia in cui il bene lotta contro il male. Questo è un punto molto importante: non pensare di dover combattere il male e di doverlo cacciare dal tuo cuore e dalla tua mente. Sarebbe un errore. La pratica consiste nel trasformare se stessi. Se non hai rifiuti non puoi fare il compost, e se non hai il compost non hai nulla con cui nutrire il fiore che è in te. La sofferenza, le afflizioni servono: sono organiche, quindi sai di poterle trasformare di poterne fare buon uso.
Thich Nhat Hanh, tratto da “Spegni il fuoco della rabbia” Ed. Mondadori