Quella ragazza sferica grave di bianco fuoco
che i mortali chiamano Luna,
scivola baluginando sul mio vello
disteso dai venti di mezzanotte
e ovunque il passo dei suoi invisibili piedi
– che solo gli Angeli sanno udire –
abbia sfrangiato il tessuto del mio tetto sottile,
appaiono e spiano le stelle sul fondale.
E rido nel vederle roteare e fuggire
come uno sciame di api d’oro,
e allargo lo strappo della tenda fatto dal vento
finché i fiumi sereni, i laghi e i mari
come lembi di cieli precipitati,
sian lastricati di stelle e di Luna.
Tratto da La Nuvola di Percy Bisshe Shelley
in “Shelley, Keats, Byron. I ragazzi che amavano il vento” a cura di Roberto Mussapi, Ed. Feltrinelli