Proprio dell’artista è amare l’enigma

Maeterlink, in un passo del suo meraviglioso libro sulle api, dice: “Non esiste una verità, ma esistono ovunque tre buone verisimiglianze. Ognuno ne sceglie una o, meglio, essa sceglie lui, e questa scelta operata dall’uno o dall’altra avviene spesso del tutto istintivamente. Da allora in poi egli si attiene a tale scelta, la quale determina forma e contenuto di tutte le cose che penetrano dentro di lui”.
Ed ora le tre verisimiglianze vengono mostrate in un esempio, in un gruppo di contadini che ammonticchiano covoni di frumento sull’orlo di una pianura.
Si dà la miope verisimiglianza dei romantici, che illeggiadrisce quello che vede; la feroce, inesorabile verisimiglianza dei realisti; e infine la verisimiglianza quieta e profonda del saggio che confida in rapporti inesplorati, e che forse più si accosta alla verità.
Non molto diversa da cotesta verisimiglianza è quella, ingenua, dell’artista.
Nel porre gli uomini accanto alle cose, egli li innalza; poiché è l’amico, il confidente, il poeta delle cose.
Gli uomini, con questo, non diventano migliori o più nobili, ma, per usare ancora le parole di Maeterlink: “il progresso non è assolutamente necessario perché lo spettacolo ci entusiasmi. L’enigma è sufficiente…”.
E in tal senso l’artista sembra essere superiore anche al saggio. Laddove questo si affanna a risolvere enigmi, quivi l’artista ha un compito di gran lunga maggiore o, se si vuole, un diritto ancora maggiore.
Proprio dell’artista è amare l’enigma. Ché ogni arte è solo amore riversato sopra enigmi, e tutte le opere d’arte sono enigmi circondati, ornati, ricoperti d’amore.

Rainer Maria Rilke da Del paesaggio e altri scritti, Ed. Adelphi