Dodona e l’oracolo di Zeus

L’Epiro, regione del nord ovest della Grecia, fu il regno di rilevanti personaggi dell’antichità a partire da Olimpiade (375-316 a.C.), principessa epirota, sposa di Filippo II di Macedonia e madre di Alessandro Magno. La stirpe dei regnanti dell’Epiro si faceva ricondurre a Neottolemo, figlio di Achille, uno dei riferimenti del condottiero macedone che si spinse fino in India ai confini del mondo allora conosciuto.
L’Epiro ospita cinque dei più rilevanti teatri antichi della Grecia: Dodona, Gitana, Ambracia, Cassope e il teatro romano di Nicopoli.

Il teatro di Dodona era uno dei teatri più grandi e conosciuti dell’antichità. Fu costruito agli inizi del III secolo a.C., in pieno periodo ellenistico, nel quadro dell’ambizioso programma intrapreso da Pirro, uno dei più famosi avversari di Roma, durante il suo regno (297-272 a.C.) per migliorare il carattere panellenico e monumentale del santuario. Dodona era infatti un importante luogo di culto dove si trovava un oracolo dedicato originariamente alla Dea Madre alla quale successivamente si affiancarono Zeus e Dione (forma femminile di Zeus). In seguito Zeus divenne la divinità di riferimento e la Quercia sacra del dio uno dei luoghi più sacri della Grecia.

Dalle testimonianze letterarie si ricava che il sito di Dodona è un antichissimo centro religioso. Già i Pelasgi, i popoli che precedettero gli Elleni, lo consideravano luogo sacro e anche per questo probabilmente è l’oracolo più antico della Grecia. La stretta connessione dell’oracolo col culto del fiume Acheloo (Schol. in Iliad., XXI, 194) e la vicinanza della palude Acherusia e del fiume Acheronte (Paus., I, 17,5) rivelano un’essenza religiosa costituita da più strati successivi. La presenza di elementi religiosi atmosferico-celesti (monti, querce, uccelli) e di altri ctonio-infernali (fonti, Acheloo) come di una coppia divina dio-dea rimandano agli antichi culti ctonii. I nomi delle antiche divinità pre-elleniche non sono conosciuti ma l’essenza fu preservata nella coppia ellenica Zeus (a cui fu dato l’appellativo di Naios, forse da ναίω “scorro”) e Dione o Afrodite. Per questo suo forte radicamento con la divinità fin dai tempi più antichi Dodona rimase luogo speciale per i Greci. Oltre le consultazioni mitiche di Deucalione, Inaco, Io, Ercole, dei Calidonî, successivamente Ulisse si rivolge al Dio di Dodona per conoscere come ritornerà ad Itaca e così lo interrogano Enea e i Beoti in guerra coi Pelasgi dell’Attica.

All’epoca in cui Omero compose l’Iliade (800-750 a.C. ca.), non era presente nessun edificio nel sito, e i Selloi, i sacerdoti del culto, dormivano sul terreno senza alcun riparo. Intorno al IV secolo a.C. era presente un piccolo tempio in pietra dedicato a Zeus. Da quando Euripide nominò Dodona nella sua opera Melanippo, ed Erodoto scrisse dell’oracolo, si installò anche un corpo di sacerdotesse.
Il culto era incentrato attorno alla Quercia sacra a Zeus e in un primo tempo previde l’interpretazione da parte dei Selloi del fruscío delle foglie dell’albero sacro a Zeus. Con l’avvento del collegio femminile di sacerdotesse, l’oracolo veniva probabilmente divinato attraverso deliri mistici e trance ispirate dal dio, in modo simile a quanto avveniva nei santuari di Delfi o della Sibilla Eritrea d’Asia Minore. Gli uccelli, come le colombe selvatiche o l’aquila (uccello sacro a Zeus), avevano un ruolo centrale nell’oracolo, in qualità di intermediari fra il mondo dei vivi e la divinità.
Con l’affermazione dell’oracolo di Apollo a Delfi Dodona perse la preminenza ma mantenne importanza e celebrità fra i Greci. Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio la nave di Giasone e degli Argonauti aveva la capacità di profetizzare perché un’asse della sua carena era stata intagliata nel legno di una quercia proveniente da Dodona.

La cavea (in greco κοίλον) del Teatro aveva 55 file di sedili, divise da quattro corridoi (διαζώματα) in tre sezioni orizzontali sovrapposte, e da dieci voli di gradini (κλίμακες) in nove cunei affiancati/ gradinate (κερκίδες). La fila più bassa dei sedi aveva sedili in pietra destinati ai dignitari e gli ospiti d’onore. Al centro dell’orchestra una roccia scolpita costitueva l’altare di Dioniso, la Thymeli. Con una capacità di 17.000 posti, il teatro di Dodona era uno dei più grandi in Grecia.
Parte integrante del santuario dedicato a Zeus il teatro come lo stadio era associato con la “Naia”, la festa organizzata in onore di “Zeus Naios”. Secondo gli archeologi, le feste di Naia si tenevano ogni quattro anni e includevano giochi atletici, concorsi drammatici (spettacoli di tragedie e commedie), concorsi musicali, e forse corse di cavalli e corse dei carri. (Joker70)