Chiara e Kaif
e quella “prognosi infausta”
trasformata dall’Amore
in un Cammino pieno di Luce
Kaif era entrato nella vita di Chiara Fossombroni due anni e mezzo fa. Era ricoverato al Meyer, con una «prognosi infausta», perché la sua malattia era in una forma molto aggressiva, non lasciava spazio alla speranza. Ma la famiglia del piccolo, pakistani che vivono in Toscana, lo aveva abbandonato in un letto d’ospedale. Altri due figli di cui farsi carico, una malattia troppo difficile da affrontare, le difficoltà economiche: così del piccolino, un anno e mezzo appena, si facevano carico alcune associazioni (la Rete delle Mamme Matte e Ma’ma Gefyra), con le volontarie che andavano a fargli visita in corsia. Finché non è arrivata Chiara: «Me lo fecero conoscere, fu amore a prima vista. Il professor Massimo Resti, che lo aveva in cura, mi disse che aveva tanto bisogno di affetto che si sarebbe attaccato anche a un manico di scopa pur di trovarne. Quel manico di scopa sono stata io».