“Dall’èn (uno) che noi vediamo qui ed ora si tendono innumerevoli fili verso l’altro, verso il pan (tutto), verso l’esistenza universale, verso la pienezza dell’essere. Queste vie sono le vie della vita stessa: sono nervi, arterie che si dipartono dal fenomeno isolato e solitario dell’èn (uno), fino a farne un organismo vivo, una creatura viva. Sembra che l’èn (uno) sia qualcosa di chiuso in se stesso, di piatto. Ma questa è solo apparenza. Esaminatelo attentamente, vedrete che non è affatto chiuso in se stesso e non è nemmeno piatto. Anzi, esso è circondato da una ghirlanda i cui rami si intrecciano con i rami di altre esistenze e spande intorno a sé un fragrante profumo. Ha una profondità che si estende con lunghe radici fino a penetrare negli altri mondi, e dai quali riceve la vita. La sua tonalità sonora non è quella del secco ed isolato diapason, ma è una viva armonia che si incarna in un insieme di toni melodici, alti, svariati. L’èn (uno) è infinitamente più grande e più ricco di contenuto di quanto non sia razionale”.
Pavel Aleksandrovič Florenskij

Pavel Florenskij con la figlia