C’erano una volta i non allineati

Comincia ad esserci la distanza necessaria per poter analizzare e approfondire cos’è stata la Guerra Fredda ed appaiono importanti articoli e testi .
“Il metodo Giacarta” di Vincent Bevins e l’intervista in cui ne parla con Jacobin Italia ne sono ottimi esempi e dovrebbero avere molto più spazio nel dibattito(?) in corso sulla guerra in Ucraina per molteplici motivi:

– la messa in discussione della strategia USA durante la Guerra Fredda troppo spesso liquidata dalla retorica Bene contro Male (quella non a caso imperante nel descrivere la guerra in Ucraina)

– una strategia che fondamentalmente nel dopo Guerra Fredda è rimasta la stessa.

Il conflitto attuale vede infatti confrontarsi due schieramenti per tanti versi rimasti alla Guerra Fredda: un blocco rimasto alla Nato e all’atlantismo, scriteriatamente ampliato laddove c’erano le forze russe del Patto di Varsavia, e l’altro significativamente capeggiato da un ex KGB che ha come riferimento addirittura l’Impero dello Zar.

– il testo di Bevins riporta alla ribalta il movimento dei Paesi non allineati, posizione la cui assenza si è sentita in modo forte durante tutti gli ultimi 30 anni e ancor di più in questi giorni di conflitto atroce.
C’è bisogno di non allineamento, di ampliare le visioni e gli schemi per poter uscire dalla guerra in Ucraina e per dare una nuova impostazione e un futuro a tutto il mondo.

Il testo di Bevins parte appunto dal dimenticato genocidio indonesiano quando gli USA eliminarono a colpi di golpe e stragi provocate Sukarno e il Partito Comunista Indonesiano, il terzo del mondo per iscritti e militanti a quei tempi, allora alla guida del nascente blocco dei non allineati, cioè terzi rispetto a USA e Russia. Un insieme di paesi che racchiudeva gran parte della popolazione mondiale.
Dopo il “successo” in Indonesia, trasformata con la forza in un paese allineato all’Occidente, la strategia fu ripetuta in America Latina (Brasile, Cile, Guatemala, Nicaragua ecc..) e altrove.
Il confronto USA-Russia assorbì così anche il movimento dei non allineati che era nato agli inizi degli anni ’50 dal collasso del vecchio sistema coloniale e dalle lotte per l’indipendenza che scossero Asia, Africa e America Latina.
Le divisioni interne e poi il crollo del Muro fecero il resto e pian piano il movimento ha assunto un ruolo marginale, quasi di testimonianza anche se conta tutt’ora 120 Stati membri e 17 Stati osservatori all’ONU.

L’Europa avrebbe potuto giocare un ruolo non allineato ma non è mai nata politicamente e basta pensare, per restare all’attualità, che in 50 anni non ha sviluppato una politica energetica comune né ha lavorato per rendersi indipendente dalla Russia.
E’ rimasta solo un aggregato economico governato dal Patto di stabilità, dalla BCE e dagli interessi di singoli paesi e la sua natura economico-finanziaria ovviamente l’ha legata ancora più strettamente alla NATO.
NATO che non a caso a ben vedere risulta ben più salda all’Est dell’Europa stessa da quelle parti più che altro sopportata pur avendo fatto, con i suoi fondi a partire da quelli per la Politica Agricola Comune, la fortuna e la rinascita post Muro di tanti di quei paesi.
Basta guardare il cosiddetto blocco di Visegrad e ci sarebbe da riflettere anche sull’allargamento della UE-Nato e su come è stato possibile fornire basi e missili a personaggi come Orban, i fratelli Kaczinski ecc..

Più gli attori protagonisti insistevano nel muoversi secondo logiche passate più il mondo diventava globale e multipolare e più il bisogno di non allineati si acuiva.
In un mondo sempre più connesso e variegato e in cui i confini si affievoliscono e vengono aggirati, ignorati, oltrepassati dalla comunicazione così come dai virus serve una governance multipolare che NATO e men che mai ONU non assicurano.
Così come è obsoleta una logica di potenza come quella con cui Putin sta strangolando non solo l’Ucraina ma lo stesso popolo russo, infilato in un vicolo cieco che prefigura, non a caso, un nuovo Afghanistan.
Quell’Afghanistan dove rimase impantanata la Russia comunista negli anni ’80 e da dove prese le mosse quello che sarebbe divenuto il terrorismo islamico con Al Qaeda grazie alle forniture in funzione anti russa di armi USA e occidentali. A loro volta rimasti inguaiati in quel paese e costretti ad ammettere il fallimento e andarsene lasciando macerie.

C’è tanto di già visto in questa tragica contemporaneità. Perciò è fondamentale fermare la guerra ma anche le logiche che l’hanno creata e le buone analisi e riflessioni come quelle di Bevins e altri saranno molto utili. (Joker70)

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla“.

Albert Einstein

Intervista a Vincent Bevins di Nicola Tanno, Jacobin Italia: https://jacobinitalia.it/il-metodo-giacarta/?fbclid=IwAR2DJoE2c7Ipwswei-WJ80UGYUwoDsdBjUybf3ja2XZdgv580C6wpPbmR8c

Il metodo Giacarta di Vincent Bevins, Ed. Einaudi: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/storia/storia-moderna/il-metodo-giacarta-vincent-bevins-9788806248864/