Quello che fai, diventi

L’annoso contadino sorrise. Ci vedeva, poveri ragazzi, affannarci con quel greve fardello di morte e aveva compassione di noi.
Quindi sorrise, a significare che lo sapeva, quel che passavamo. Poi, ecco il mio M-16 vibrare e invisibili proiettili colpire l’annoso contadino, trapassargli il corpo come fosse un sacco di legnetti secchi.
L’annoso contadino mi guardò. Mentre cadeva a bocca avanti nell’acqua scura, il suo viso era tranquillo e vidi che aveva capito.
Dopo quella mia prima uccisione accertata, cominciai a capire che non occorreva capire. Quello che fai, diventi. L’intuizione di un momento è cancellata dagli eventi del momento successivo. E nessun quantitativo di intuizioni poté mai alterare la nera fredda realtà di quello che avevo fatto. Ero preso in una tenace ragnatela di tenebra e, al pari dell’annoso contadino, ero calmo, d’un tratto, molto calmo, come calmo ero rimasto allorché la mina era scoppiata, poiché non ci potevo fare nulla.
Stavo definendo me stesso, coi proiettili; il sangue aveva lordato il mio sogno americano che ogni vicenda é a lieto fine, e che io, finita la guerra, sarei tornato a casa mia, in America, in divisa immacolata, con un arcobaleno di nastrini sul petto, eroico oltre ogni dire, un Cristo militare.

da Nato per uccidere di Gustav Hasford, testo cui è ispirato il film Full metal jacket di Stanley Kubrick