E forse fu per gioco o forse per amore

Così lei restò sola nella stanza,
La stanza sul porto
Con l’unico vestito, ogni giorno più corto
E benchè non sapesse il nome
E neppure il paese
M’aspettò come un dono d’amore
Fino dal primo mese

Compiva sedici anni
Quel giorno la mia mamma
Le strofe di taverna
Le cantò la ninna nanna
E stringendomi al petto che sapeva,
Sapeva di mare, giocava a far la donna
Con il bimbo da fasciare

E forse fu per gioco o forse per amore
Che mi volle chiamare come Nostro Signore
Della sua breve vita il ricordo,
Il ricordo più grosso, è tutto in questo nome
Che io mi porto addosso

4 Marzo 1943

“Quando ero a Roma da ragazzo dormivo su una poltrona di vimini nei caffè di via Veneto. Ma non perché non avessi i soldi per pagarmi un letto, mi bastava dormire due ore, volevo ricominciare subito a vivere. Mi svegliavo e ordinavo il cappuccio e il giornale. Faceva 60 lire”.
La Stampa, 2 marzo 2003.

“Io brutto? Sono giovane e biondo, mi sento un cartone animato”.
Corriere della Sera, 4 marzo 2006.

Da “Essere Lucio Dalla”: https://luz.it/spns_article/essere-lucio-dalla/