Una di quelle creature

Quando a 14 anni e mezzo avevo quasi deciso di smettere di vivere, ho capito che potevo farcela, a continuare, solo fingendo di essere un’altra, e facendo ridere il più possibile. Ci sono riuscita bene in teatro, nella vita molto meno. È stato come, per un naufrago, trovare un relitto a cui aggrapparsi.

Lasciatemi l’emozione e tenetevi pure la memoria. Io non la voglio, perché è una truffa, e non la si può nemmeno portare in tribunale perché vincerebbe lei. La memoria non è con me, è contro di me. Sono anni che provo ad allontanarla, cancellarla, l’ho anche presa a schiaffi, a spintoni, e lei subisce tutto pur di restarmi in testa come un cappello di carta velina. Io non la voglio e lei lo sa. Ma qualche volta mi cade in braccio, e mi tocca cullarla. L’ho sentita anche ridere, ieri.

da Il letto è una rosa, di Monica Vitti, Arnoldo Mondadori Editore, 1995

Monica Vitti, recitare è un gioco, di Monica Ricci, AG Book Publishing, 2016

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1931 – Nasce a Roma il 3 novembre in piazza Cavour, da madre bolognese e padre romano. È l’ultima di tre figli, e l’unica femmina.

1932 – Si trasferisce con la famiglia a Messina, dove resta otto anni per il lavoro di suo padre, ispettore del commercio estero. La chiamano “smemoratella”, perché dimentica sempre tutto, “bruttisogni”, perché spesso fa incubi, “settesottane”, perché nella casa in cui abitano non ci sono i termosifoni e lei, per coprirsi, si veste a strati.

1945 – I suoi fratelli si stabiliscono all’estero; uno in Brasile, l’altro in Messico. Lei resta a Roma e, per la prima volta in via sua, ha una stanza tutta per sé. Davanti al letto, appende la riproduzione de La camera di Vincent ad Arles di Van Gogh.

Debutta a teatro: lo spettacolo è La nemica di Dario Niccodemi, il palco quello di un teatrino di via Piacenza che oggi non esiste più. A “quattordici anni e mezzo”, interpreta una madre di quarantacinque anni: “Il primo momento felice della mia vita”, racconta ricordando la sua esibizione. “Di recitare me l’aveva proposto un’amica mentre stavo lavando i pavimenti di casa, e questo lo ricordo romanticamente, un po’ come una Cenerentola scoperta dal principe.” Dopo l’esibizione, in un pezzo su “Fiera letteraria”, un giornalista scrive: “Se questa ragazza non diventerà una grande attrice, sarà per disgrazia o per troppa grazia”.

1950 – Prova nuovamente a entrare alla D’Amico. Stavolta passa l’esame, ma il medico dell’accademia ritiene che le sue corde vocali siano “inadatte a sostenere una carriera teatrale”, e non vuole concederle il nulla osta. Lei insiste, minaccia di buttarsi sotto una macchina e alla fine viene ammessa.

1960 – In un’intervista al “Corriere”, dice che il suo scrittore preferito è Thomas Mann, e che due dei libri della sua vita sono Morte a Venezia e La montagna incantata. Il giornalista scrive: “In qualche modo potrebbe essere lei stessa un personaggio di Mann, una di quelle creature che non si sentono diverse dalla folla ma hanno abbastanza solitudine in cuore per accorgersi del fiume che corre – e il mondo e la vita – e averne compassione, rabbrividirne”.

1965 – “Non mi prendono mica sul serio, sa,” dice interpretando Marilyn Monroe in Dopo la caduta di Arthur Miller, regia di Franco Zeffirelli, con Giorgio Albertazzi.

In un pezzo pubblicato su “Le Ore”, scrive: “Nessuno mi riconosce negli articoli su di me. E a questo punto diventa sempre più complicato spiegarvi chi sono”.

1974 – Parte per Parigi per recitare ne Il fantasma della libertà di Buñel. Ha esitato a lungo prima di accettare, ma il regista ha insistito molto per averla, e in una lettera le ha scritto: “Ho bisogno di lei, mi serve il suo modo curioso ed erotico di guardare le cose, di toccarle”. Quando si incontrano, lui le regala il titolo per un film: Vietato sporgersi dentro. È un titolo che lei ama molto, ma di cui non riuscirà a servirsi.

1980 – Con Lucio Dalla, su Radio 1, parla della passione per i fumetti. Scopre che il personaggio preferito di entrambi è Braccio di Ferro. “Come si fa ad avere una scatoletta magica che risolve tutto pure a noi?”

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