“Multi dicunt Homerum caecum fuisse”, “Molti dicono che Omero fosse cieco”. Dagli arpisti alla corte dei faraoni a Omero, la cultura classica prima e quella popolare poi, hanno sempre attribuito alla cecità lo sviluppo parallelo di virtù compensatorie, spesso la capacità di contatto col divino. Un saper leggere, un saper ascoltare laddove chi non fosse privo della vista non poteva arrivare.
Da Omero al 1865 le cose non sembravano essere cambiate e il marchio della cecità divenne autentico sigillo di qualità dopo la fine della Guerra civile americana, una garanzia di eccellenza sonora. Tanto che nelle capitali musicali veniva spessissimo falsificato. A Dallas soprattutto giravano molti finti ciechi in cerca di un obolo aggiuntivo per le loro esibizioni.
A confermare questa teoria e consapevole di omettere nomi e fatti importanti, dalla prima incisione di Arizona Dranes a figure quali il Reverendo Gary Davis o l’armonicista Sonny Terry, vogliamo qui tratteggiare tre artisti il cui marchio “Blind” fu una condanna di emarginazione ed esilio attraverso la quale arrivarono a divenire capitoli dell’enciclopedia musicale e culturale occidentale.