E’ probabile che la parola Blues derivi dall’espressione di epoca shakespiriana “to have the blue devils” cioè essere malinconici.
Il Blu in inglese è associato a gelo e tristezza: i cieli, il clima e il ghiaccio del Nord Europa fin dai tempi antichi sono stati contrapposti ai miti e solari paesaggi del Sud e del Mediterraneo. E, dalle invasioni barbariche ai Grand Tour dell’800, abbiamo avuto diverse “visite” dai nordici assetati delle ricchezze ma anche del clima dei nostri luoghi.
Cantare in tutte le culture è da sempre un modo di scacciare i “blue devils” ed è molto plausibile che i neri americani, afflitti dalle sofferenze e dalle privazioni della segregazione e della schiavitù, abbiano associato il Blue ai loro stati d’animo e al modo di entrarvi in contatto e esprimerli.
La stessa struttura musicale si colorò di Blue. Alla base ha una struttura antifonale, di chiamata e risposta (come nei canti di lavoro, gli antesignani dei Blues), e l’utilizzo delle “blue notes” (o “worried notes”) che divennero cardini anche del Jazz.
La blue note corrisponde al IV grado innalzato (quarta eccedente) della scala minore melodica. L’origine è da ricercarsi nelle scale non temperate degli schiavi afro-americani in particolare la scala pentatonica che dette origine alla scala Blues.
Le blue note inserite in una cornice armonica di accordi maggiori creano un’indefinitezza tonale che diverrà tipica del blues e del folk americani. Un’indefinitezza che i primi uditori europei, abituati alla dicotomia maggiore-minore, non apprezzavano tanto da considerare “stonature”, deviazioni dalla scala diatonica occidentale, le ambiguità tonali della nuova musica.
Il confronto fra la libertà dei canti africani e la più strutturata musica europea non era che un aspetto del grande scontro fra culture radicalmente diverse a partire dalla spiritualità.
Paganesimo e cristianesimo: due mondi antitetici rinnovarono il loro scontro plurisecolare in una lotta impari. Gli africani, distanti dalle loro terre e impossibilitati a praticare la loro musica e la loro fede, furono costretti ad aggrapparsi alle uniche cose di cui potevano appropriarsi: religione (metodista, battista) e musica.
Ancora oggi le blue notes sono il marchio indelebile del suono blues. (Joker70)
Nella foto: Gertrude Pridgett detta “Ma Rainey” con la sua band in sala d’incisione in un’immagine degli anni ’20. Ma fu una delle prime cantanti blues di professione e una delle prime a registrare dischi. Ebbe una grande influenza sulle artiste successive a partire dalla grande Bessie Smith.