Appena giunse a Betfage e Betania, villaggi limitrofi alla Città Santa, fece una sosta e mandò avanti due degli apostoli con l’incarico di trovare un puledro.
Così essi fecero e quando i proprietari chiesero la ragione di tale comportamento, i discepoli dissero: “Il Signore ne ha bisogno”.
Tornarono dagli altri che s’erano sistemati sul Monte degli Ulivi e, dopo aver messo delle coperte sull’animale, vi fecero salire il loro capo che entrò a Gerusalemme trionfalmente.
La gente stendeva tappeti al suo passaggio benedicendolo. Alcuni farisei avrebbero voluto che le voci cessassero. Ma al contrario, man mano che Gesù avanzava, esse crescevano d’intensità.
Gli Angeli da tempo s’erano insediati nella Città Santa prendendo discretamente possesso degli spazi dove di lì a poco sarebbe avvenuto il finimondo.
Andavano al mercato, frequentavano il Tempio. Il pomeriggio restavano in attesa nelle locande sgranocchiando pane abbrustolito.
Seduti agli usci delle case, lasciavano che il sole accarezzasse i loro volti.
Ripiegate le ali, facevano la bella vita sapendo che sarebbe durata poco. Le donne guardavano i giovani stranieri credendoli pellegrini di una nuova religione: ogni tanto ne spuntava una…
Questi ragazzi erano cortesi, spesso aiutavano le anziane a portare i sacchi pesanti, ma quando arrivavano nei pressi delle abitazioni lasciavano che proseguissero da sole perché non volevano dare nell’occhio.
Di notte poi scomparivano: nascosti in qualche anfratto, si mettevano in contatto con gli stati maggiori per programmare le operazioni.
tratto da Il Vangelo degli Angeli di Eraldo Affinati
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