Ricordo una vecchia città,
rossa di mura e turrita,
arsa su la pianura sterminata
nell’Agosto torrido,
con il lontano refrigerio
di colline verdi e molli sullo sfondo.
Archi enormemente vuoti di ponti
sul fiume impaludato
in magre stagnazioni plumbee:
sagome nere di zingari mobili
e silenziose sulla riva:
tra il barbaglio lontano
di un canneto
lontane forme ignude
di adolescenti
e il profilo e la barba giudaica
di un vecchio:
e a un tratto dal mezzo dell’acqua morta
le zingare e un canto,
da la palude afona
una nenia primordiale
monotona e irritante:
e del tempo fu sospeso il corso.
La Notte
Dino Campana, Canti Orfici